Staminali, decide il giudice «Celeste sta per morire»
ROMA Lei, la piccola Celeste, «combatte come sempre con la forza di una tigre» e l'inconsapevolezza di una bimba di due anni. Ma sono ore di ansia e di grande sofferenza, per lei e per i genitori, quelle che la separano dal verdetto del giudice di Venezia chiamato a stabilire se la terapia a base di staminali adulte prelevate dalla madre possa ancora esserle somministrata. O se invece la ragione sia da parte dell'Agenzia italiana per il farmaco che ha bloccato quella cura palliativa. Celeste è affetta da atrofia muscolare spinale e fino al maggio scorso era sottoposta a una cura compassionevole presso gli Spedali civili di Brescia , garantita dalla Stamina Foundation, onlus poi finita nel mirino del pm di Torino Raffaele Guariniello. Una cura costosa, ma che l'aveva fatta stare meglio e persino recuperare forza abbastanza da stare seduta sul passeggino. Poi i guai giudiziari e il successivo stop dell'Aifa: un colpo al cuore per i familiari di Celeste che hanno si sono rivolti a due avvocati e hanno presentato ricorso contro l'ospedale bresciano. L'azienda sanitaria, pur negando di avere mai stretto accordi con la Stamina Foundation, per tutta risposta è ricorsa al Tar della Lombardia contro il provvedimento dell'Aifa ritenuto «illegittimo». Ieri, dopo l'udienza davanti al giudice veneziano Margherita Bortolaso, hanno sperato per un' istante di avere la sentenza in serata. Ma dopo qualche ora è parso chiaro che anche al magistrato servirà qualche approfondimento in più per sbrogliare la matassa giudiziaria e pronunciarsi sulla delicata materia. Il verdetto potrebbe arrivare oggi, ma non si esclude una nuova udienza per il 28 agosto. «Mi auguro che il giudice capisca l'urgenza di questa decisione», ha detto il papà della piccola, l'imprenditore Gianpaolo Carrer, lasciando il tribunale. «Personalmente non vedo da dove derivi questo scandalo e questo blocco», aggiunge convinto che Celeste abbia tratto giovamento dalla terapia, al punto da riprendere a stare seduta dritta sul seggiolone». E poi ci sono gli altri. «Gli altri i sei o sette bambini che stanno aspettando le stesse cure», dice ancora Carrer «deciso a non mollare per nessun motivo». Gli esperti, intanto, spiegano che la normativa italiana sulla terapia genica e cellulare somatica con preparazioni non autorizzate all'immissione in commercio e al di fuori di sperimentazioni cliniche, prevede un iter rigido e stringente. Un iter che però può essere scavalcato in base al decreto Turco Fazio se le cure siano somminstrate a fini compassionevoli, in mancanza di alternative.n.a. ©RIPRODUZIONE RISERVATA