Varzi, ospedale ancora a rischio
Il futuro dell'ospedale di Varzi preoccupa anche la politica. In primo luogo i consiglieri regionali, perché sarà proprio la Regione a dover decidere sulla struttura varzese. «E' vero - dice il consigliere leghista Angelo Ciocca - ma i paletti sono stati già messi dal governo Monti. Un esecutivo che in primo luogo ha tagliato i trasferimenti, dall'altra ci obbliga a razionalizzare i servizi. E' logico, però, che non possiamo piegarci alla logica dei numeri. Varzi è una realtà diversa, è lontana da altri centri ed è l'unico punto di riferimento dell'Oltrepo montano. Il ragionamento che faremo con l'assessore Bresciani è quello di garantirei servizi, tenendo conto dei reali pericoli che corrono le persone». Per Giuseppe Villani, consigliere del Partito democratico, Varzi non corre un rischio immediato: «Le linee guida della Regione, appena uscite, ipotizzano una riduzione del 10% dei posti letto, non la chiusura. L'ipotesi del taglio delle strutture sotto i 100 posti sembra accantonata. Il Pd ritiene che debba rimanere a Varzi un presidio importante su un territorio con problematiche evidenti. Certo è, però, che bisogna esaminare servizio per servizio e vedere come garantire la presenza sul territorio, razionalizzando la spesa». di Carlo E. Gariboldi wVARZI Ancora problemi per l'ospedale di Varzi. Già lo scorso anno si è temuta la sua chiusura (o il ridimensionamento) a causa del limitato numero di posti letto. Ora il pericolo viene dalla spending review, ossia quei tagli della spesa che il Governo impone alla Regione Lombardia. Tagli che dovranno essere operativi nel 2013. Sindaci e amministratori sono molto preoccupati perché l'ospedale è un punto di riferimento sanitario per diversi paesi della zona, non solo della provincia di Pavia. «E' inutile nasconderci che la spending review ci preoccupa molto - dice Bruno Tagliani, presidente della Comunità montana e sindaco di Brallo di Pregola. E' vero che il modello di ospedale può sicuramente essere rivisto, ma alcuni reparti sono nevralgici». Oggi a Varzi funzionano i reparti di Chirurgia e Medicini, sono stati fatti lavori importanti alla struttura e i numeri di ricoveri, visite e interventi, sono importanti. «Per gli abitanti della nostra zona avere la pronta disponibilità dell'ospedale significa gestire le emergenze - riprende Tagliani -. La distanza con l'ospedale di Voghera, venticinque chilometri, non ci consentirebbero di essere efficienti». «Sabato nel tardo pomeriggio un vogherese punto da una vespa a Romagnese è stato portato a Varzi, rischiava uno shock anafilattico. A Voghera non sarebbe arrivato vivo», spiegano in ospedale. «Quello che riteniamo sbagliato - dice ancora Tagliani - è che i nostri reparti vengano giudicati solo in base ai numeri. E' chiaro che i piccoli ospedali non possono tenere il passo con i grandi ospedali». Alla sede della Comunità montana sanno che prima o poi rischia di cadere la mannaia della regione: « A noi, però, non è stato detto nulla. Lo stesso sindaco di Varzi non ha avuto nessuna comunicazione in merito, anche se è già un po' che si ventilala prospettiva di rivedere il modello dell'ospedale. E noi diciamo questo: il modello si può rivedere, basta che non venga smantellato, che non venga sostituito da un cronicario o da una casa di riposo. Questa sarebbe una disatta per il territoio». Il sindaco di Varzi Gianfranco Alberti fa notare che «prima di prendere qualunque decisione, la Regione deve confrontarsi con il territorio: a livello di tagli e riduzioni (e penso solo alla traumatologia) l'ospedale di Varzi ha già dato abbondantemente, il mantenimento quanto meno di chirurgia e pronto soccorso è una condizione irrinunciabile. E' ora che non si guardi tanto ai numeri e alle cifre se si pensa ad una realtà disagiata come quella della nostra montagna, ma si consideri effettivamente il fatto che se si vuole mantenere la gente a vivere qui devono essere mantenuti i servizi essenziali».