Punta da tre vespe, rischia la vita Romagnese, viene salvata dal 118

di Paolo Fizzarotti wROMAGNESE Non si ferma l'emergenza-calabroni in alta valle. Sabato alle 23.30 una donna è andata in shock anafilattico dopo essere stata punta da tre insetti sulla gamba destra. E' accaduto a Casa Ghezzi, una frazione di Romagnese. B.A., una villeggiante di 70 anni che abita a Milano, si trovava nel cortile di casa sua in cerca di refrigerio. Ha toccato inavvertitamente una pianta e poco dopo è stata punta da tre vespe o calabroni. Il marito ha chiamato il 118, che ha inviato sul posto la Croce azzurra di Romagnese. L'anziana, in preda a conati e con difficoltà respiratorie sempre più accentuate nonostante la maschera a ossigeno, è giunta al pronto soccorso di Varzi appena in tempo per essere salvata: ormai non respirava quasi più. Poco prima era stato dimesso dall'ospedale un altro villeggiante, punto nel pomeriggio a Casa Ariore, altra frazione di Romagnese. «Ho visto la morte in faccia - afferma Graziano Tagliavini, vogherese di 66 anni, presidente dell'Acol, associazione commercianti Oltrepo - Senza l'intervento provvidenziale di due amici medici e senza il pronto soccorso di Varzi, sarei stato spacciato. Verso le 18 sono passato davanti a una legnaia. All'improvviso ho sentito una fitta al braccio sinistro: mi aveva punto un calabrone. Ho applicato del ghiaccio sulla puntura, ma non è servito. Pochi minuti dopo ho cominciato a sentire un forte prurito in tutto il corpo. Poi ho cominciato a sudare freddo. A quel punto mia moglie ha chiamato il 118. Nel frattempo non ci vedevo più, e mi sentivo un nodo alla bocca dello stomaco e in gola: stavo soffocando. Per mia fortuna nelle case lì vicino c'erano due medici, anche loro in vacanza: Michele Zavaglia, di Pavia, e Piero Burroni, di Casteggio. Mi hanno salvato facendomi un'iniezione di cortisone e una di antistaminico: ringrazio loro due e la Croce Azzurra di Romagnese. Mi hanno dimesso dall'ospedale alle 23, ma durante la terapia ho fatto in tempo a vedere altre quattro o cinque persone alle prese con reazioni allergiche dopo essere state punte da vespe e calabroni. Per questo dico che chiudere il pronto soccorso di Varzi sarebbe una follia. Sono decisioni prese a tavolino da persone cui non interessa nulla dei disagi cui va incontro la gente a causa dei loro tagli. Ma a volte non si tratta solo di disagi: spesso è una questione di vita o di morte, come è accaduto a me. La Valle Staffora e la Val Tidone in estate si riempiono di turisti. Si tratta per lo più di pensionati, che scelgono quelle colline anche perchè sanno di poter contare su un'assistenza adeguata in caso di necessità. Chiudere l'ospedale di Varzi significherebbe dare una mazzata terribile al turismo». I Vigili del fuoco di Voghera e Broni tra sabato e ieri hanno fatto numerosi interventi di bonifica. Alle 21.30 i pompieri sono andati a Casatisma, in via Roma 25, per un nido di calabroni appeso a una trave di un portico di legno davanti all'ingresso di una casa. Alle 22.30 si sono spostati a Casteggio, al civico 1 di via Torino, per un grosso favo costruito dagli insetti in un sottoscala. Ieri mattina c'è stato un intervento analogo a Santa Giuletta, sulla via Emilia. A Torre Sacchetti, frazione di Stradella, un nido di calabroni aveva ostruito una canna fumaria. Stessa scena a Broni, in via Vallescuropasso, e a Casteggio, in frazione Sgarbina. «In estate - spiegano i pompieri - bisogna proteggere i camini con reti sottili, per evitare l'ingresso degli insetti. Mai accendere il fuoco per scacciarli: i nidi infatti ostruiscono completamente il camino e si rischiano incendi». su twitter @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA