Capitali, l'accordo che preoccupa Berlino
ROMA Mentre il governo italiano stringe i tempi per un accordo sui capitali illecitamente trasferiti dal Belpaese alla Svizzera, un altro accordo inizia visibilmente a scricchiolare. E' quello tra Berna e Berlino, che entrerà in vigore a partire dal prossimo anno. Un tempo sufficiente - è l'accusa tedesca - per consentire alle banche elvetiche di consigliare i propri clienti tedeschi oggi, e forse quelli italiani domani, a trasferire i propri fondi verso lidi più tranquilli. In Asia, ad esempio. Il dubbio è anche un altro: in forza dell'accordo i contribuenti tedeschi «infedeli» si troveranno a sanare, nell'anonimato, la loro situazione fiscale pagando decisamente meno (circa il 26%) di quanto pagano gli onesti. Per questo alcune regioni stanno continuando comunque a raccogliere dati sugli esportatori di valuta. L'accusa alla Svizzera è arrivata ieri dal governatore della Nord Renania-Vestfalia, Hannelore Kraft. Ed è stata rafforzata dal ministro delle Finanze della Sassonia, Jens Bullerjahn («l'accordo è di fatto morto»). Le banche svizzere, accusa Kraft, stanno suggerendo ai clienti come trasferire contante dai forzieri elvetici a quelli asiatici, prima che l'accordo sulla tassazione dei conti «neri» entri in vigore. Per questo motivo, assicura Kraft, la Regione del nord della Germania, continuerà ad acquistare dati su persone sospettate di nascondere fondi in Svizzera. «L'acquisto di questi dati - spiega - è legale. È stato autorizzato dalle più alte autorità legali e quindi continueremo a farlo». Quest'anno tra i due paesi è stato siglato un accordo che dovrebbe entrare in vigore dal gennaio 2013, sebbene manchi ancora la ratifica di entrambi i parlamenti. In base all'intesa, i cittadini tedeschi con asset parcheggiati in Svizzera pagherebbero una tassazione del 26,4% sui propri fondi. Kraft, una socialdemocratica all'opposizione, in un'intervista a Bild, ribadisce la sua contrarietà: «Non siamo contrari ad un accordo fiscale di principio. Siamo contrari a questo accordo, perchè c'è una questione fondamentale di uguaglianza. Quando entrerà in vigore, i cittadini disonesti tedeschi rimarranno anonimi, pagheranno meno di un contribuente onesto e si ritroveranno i loro redditi non denunciati completamente ripuliti». Un dubbio questo che circola anche nel governo italiano: il governo - spiegava a febbraio Mario Monti - «sta valutando» l'azione per l'attacco alla grande evasione nei paradisi fiscali e in Svizzera. Ma - sottolineava - «dobbiamo fare attenzione perchè quello che può sembrare un attacco può essere in realtà un condono». Proprio lo spesso dubbio di Kraft. Ma l'istruttoria per un accordo Roma-Berna va avanti e il premier proprio due giorni fa ne ha parlato con la diretta interessata, il Presidente della Confederazione svizzera Eveline Widmer-Schlumpf.