Senza Titolo

Quando nel primo dopoguerra e per alcuni anni io viaggiavo tra Pavia e Milano ove studiavo, il materiale rotabile delle Ferrovie dello Stato era veramente scarso per cui i convogli passeggeri erano formati interamente da carri merci, anziché da carrozze passeggeri. Esse erano scomparse dalla circolazione perché distrutte, pressoché totalmente, durante i bombardamenti. Usualmente i convogli per il trasporto delle persone erano formati soltanto da vagoni porta merci, in particolare dai cosiddetti "carri bestiame". Questo tipo di carro era corto e chiuso da un tetto. Aveva due sole coppie di ruote ed era provvisto di due porte laterali, scorrevoli e centrali. Non vi era illuminazione. Niente riscaldamento perché i relativi impianti non erano certamente previsti per il trasporto del bestiame. Infine era pressoché impossibile scambiare due parole con i vicini perché soffocati dal rumore assordante prodotto dallo scorrere delle ruote sulle rotaie, in modo particolare al passaggio sulle giunture dei binati e sugli scambi. La capienza di questi tipi di carro merci era di diciotto bovini circa, ma per quanto riguardava la funzione di porta passeggeri, la capienza aumentava fino a ottanta persone circa, pigiate come sardine in modo inverosimile. Ogni corpo era pressato contro altri in maniera quasi insostenibile. Ma purtroppo non C' erano vie alternative. Quella era la vita dei pendolari e quella bisognava accettare. Chi si trovava di fronte alle porte aveva una certa libertà però alquanto pericolosa perché la protezione contro le cadute accidentali fuori dal carro era costituita solo da una semplice sbarra orizzontale scorrevole verticalmente e posizionabile a circa un metro di altezza. mentre dall' interno la massa di gente, suo malgrado, spingeva verso 1' esterno chi stava davanti. Per gli altri viaggiatori la sistemazione era peggiore. Man mano che si addentrava verso il centro del carro, il contatto fisico dei corpi era totale. Non era raro, che persone di sesso diverso si trovassero a stretto contatto. Nel periodo invernale, poi, si viaggiava nel buio più assoluto del mattino presto. Le cinque era 1' ora di passaggio del primo treno a Pavia che arrivava a Milano dopo circa un' ora. La ressa ed il pigia pigia dei pendolari era totale. Non c'era rapporto particolare tra i passeggeri. Ognuno rimaneva impassibile e, spiritualmente lontano dai vicini, come se vicino a loro non ci fosse nessuno. Al contrario, ove sussisteva un certo interesse, oppure c'era un vero e proprio rapporto, quello che ne conseguiva è ovviamente intuibile. Basta avere un po' di fantasia. Devo precisare che i tempi erano tali che rendevano le persone refrattarie di fronte a certi atti riprovevoli se commessi in pubblico. Durante gli ultimi tre anni di guerra, le truppe tedesche occuparono 1' Italia, spargendovi tanto terrore. I1 caos e la paura furono totali. Fratelli che si denunciavano a vicenda, amici che d'un tratto diventavano acerrimi nemici. Gli arresti, le fucilazioni, le deportazioni in Germania, erano pressoché giornalieri. Per questi tristi motivi, la gente imparò a curasi soltanto dei propri interessi, non volendo destare curiosità altrui e, nemmeno, guardare ciò che faceva il vicino. Così diventarono refrattari a tutto. Questo comportamento generalizzato aveva impresso nella gente un disinteresse per tutto ciò che non era strettamente famigliare. Quindi i protagonisti di quelle furiose (porno) sceneggiate, sia giovani che adulti, non sollecitavano alcun interesse. I vicini se ne fregavano altamente di ciò che stava succedendo. In fondo "ognuno, a modo suo, si faceva i fatti suoi...". Gli attori in questione, invece, erano sicuri che il buio ed il rumore rendesse il tutto totalmente anonimo ed impalpabile. Fatalmente, dopo un periodo crudele e spietato come la seconda guerra mondiale, il patrimonio di "buona creanza" che voleva, come prima regola, il massimo rispetto verso il prossimo e un contegno, individuale dignitoso, almeno in pubblico, fu distrutto pressoché interamente. Alberto Figini