Tagli nella sanità migliorando i servizi
La manovra base della " Spending review " prevede ed impone a tutte le Regioni, anche a quelle più virtuose, di intraprendere un nuovo percorso di riorganizzazione dei servizi sanitari resi, pur nel rispetto degli obiettivi di tutela della salute perchè garantiti dal nostro Servizio sanitario. Un nuovo approccio potrebbe essere quello di utilizzare i prossimi mesi per rafforzare alcune scelte che si sono già rivelate positive per l'efficienza dei servizi, portate avanti seppure in maniera discontinua, nelle più svariate realtà sanitarie del nostro Paese, citiamo per esempio la riorganizzazione della rete delle "cure primarie" e l'avvio delle "unità complesse di cure primarie" quale momento fondamentale per una continuità assistenziale. Considerando che la maggior parte delle risorse sanitarie è destinata alla cura delle patologie croniche e invalidanti, caratterizzanti in particolare le fasce più anziane della popolazione, è auspicabile una maggiore diffusione degli strumenti di "care management" a livello distrettuale e di medicina di base in grado di migliorare la "compliance" oltre alla creazione di una rete di strutture intermedie per la "fase post acuta" riconvertendo alla necessità i piccoli ospedali di territorio, e dare così una risposta economicamente e socialmente sostenibile alla carenza di assistenza diretta ai pazienti fragili, in particolare oncologici, stati vegetativi, ecc. "Ogni essere umano ha diritto a programmi diagnostici-terapeutici quanto più vicini alle sue esigenze personali ", queste poche parole esprimono chiaramente le richieste delle persone malate: che sostanzialmente chiedono più ascolto e migliore informazione (che fanno comunque parte della cura), sugli aspetti che potrebbero cambiare la loro vita a causa della patologia, oltre ad un supporto ai loro bisogni sanitari al domicilio, visto che l'Adi non sempre viene attivata al momento delle dimissioni, ma anche nei loro bisogni quotidiani classificabili quali bisogni sociali. I bisogni di carattere sociale devono essere affrontati in maniera integrata, così come per esempio le buone pratiche dell'Ospedale di Crema, dove i responsabili sanitari hanno saputo creare un polo unico di servizi a tutto tondo, che tengono in considerazione: bisogni sociali, familiari, clinici-psicologici, e per realizzare ciò, hanno creato nuovi servizi laddove necessario, e coordinato con la necessaria consapevolezza quelli già esistenti, mettendoli in rete in modo organico, ed in particolare, facilmente accessibili e quindi fruibili da tutti i cittadini. Si tratta di azioni non contingenti che richiedono un adeguato periodo di attuazione e rafforzamento, ma sulle quali si gioca la capacità in tutte le Regioni di rispondere concretamente alle esigenze di contenimento della spesa pubblica pur nel rispetto degli obiettivi di tutela della salute che sono alla base del nostro Servizio sanitario nazionale. *Tribunale diritti del malato, Pavia