Senza lavoro si uccide con un colpo in testa

Trentadue anni, un lavoro che non c'è più (era in mobilità dopo la chiusura dell'azienda), e lui si uccide sul balcone di casa sparandosi un colpo di pistola alla vigilia di Ferragosto, mentre la madre è in un'altra stanza. È morto così, in un appartamento di corso Amendola ad Ancona, Luca Torregiani, ex dipendente della Bunge, un'azienda che lavorava semi oleosi nell'area portuale. Prima di togliersi la vita, il giovane ha lasciato un biglietto ai genitori. Solo poche parole: «Chiedo scusa, vi voglio bene». Inutili i soccorsi del 118 e della polizia. Torregiani si è ucciso con una pistola regolarmente detenuta per il tiro sportivo. Pare che avesse appena finito di pranzare, dopodiché, per non destare sospetti, aveva detto alla madre che sarebbe stato sul terrazzo a prendere un po' di sole. Era senza lavoro da tre anni, e questo lo aveva segnato profondamente. Immediati i soccorsi di Croce Rossa, 118 e vigili del fuoco ma per il 32enne non c'era oramai più nulla da fare se non constatarne il decesso. Gli uomini della polizia Scientifica intervenuti per effettuare i rilievi di rito, hanno rinvenuto il biglietto d'addio lasciato ai genitori. Il giovane, la cui salma è stata trasportata all'obitorio dell'ospedale regionale di Torrette di Ancona, aveva perso il lavoro alla Bunge, chiusa dopo alcune difficoltà iniziate nel 2008. Ora in mobilità, da tre anni era disoccupato e ciò lo aveva angosciato molto. Luca era nato a Senigallia ma residente da sempre ad Ancona, ultimo di tre fratelli, è l'ennesima vittima della disoccupazione.