A "secco" gli Stati Uniti Si impennano i prezzi

ROMA Non sono solo l'Italia e l'Europa a risentire dei cambiamenti climatici registrati negli ultimi anni. La scarsità di scorte alimentari denunciata dal G20 ha una portata planetaria e potrebbe avere gravi ripercussioni sulla già provata economia di un paese, qual è l'Italia, «che importa l'80 per cento della soia di cui ha bisogno, quasi la metà del grano che consuma e anche circa il 20 per cento del mais necessario»: vale a adire «le materie prime agricole oggetto dei forti rincari per effetto del crollo della produzione mondiale», afferma al Coldiretti nel commentare la prossima convocazione del G20. I problemi che potrebbero presentarsi con la nuova crisi alimentare, secondo l'associazione degli agricoltori, «potrebbero portare a rivolte di piazza come nel 2008». «E'stato il crollo dei raccolti negli Stati uniti con un calo stimato del 13 per cento per il mais e del 12 per cento per la soia, che servono per alimentare gli animali destinati alla produzione di latte e carne, a provocare l'allarme mondiale per l disponibilità del cibo con aumenti dei prezzi delle materie prime agricole superiori al 30 per cento dall'inizio dell'anno» sottolinea Coldiretti. «Negli Usa la temperatura media a luglio è stata la più elevata della storia con danni superiori a 12 miliardi di euro per il settore agricolo che è diventato addirittura terreno di scontro politico per le elezioni presidenziali». L'andamento dei prezzi delle materie prime agricole «sta provocando effetti sui mercati internazionali dove con i rincari si prospetta una ripresa dell'inflazione - sostiene ancora la Coldiretti- ma è allarme anche per il commercio internazionale con il rischio di mancata consegna delle forniture con effetti drammatici sul piano della disponibilità di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l'Egitto che sono forti importatori di grano e si teme il ritorno della guerra del pane». L'aumento dei prezzi «è giustificato sul piano congiunturale dal clima che ha colpito gli Usa mentre un calo dei raccolti è previsto in Russia nella zona del Mar Nero per le alluvioni ed in Ucraina». Ma in realtà, continua l'analisi di Coldiretti, a pesare sono anche i cambiamenti strutturali come ha evidenziano l'ultimo rapporto Ocse-Fao secondo il quale la produzione agricola deve crescere del 60 per cento nei prossimi 40 anni per far fronte all'aumento della domanda della popolazione mondiale in crescita, alla richiesta di biocarburanti che è stata messa in discussione dalla Fao e alla crescita dei redditi in paesi come la Cina che spinge al maggiore consumo di carne e di mangime per gli allevamenti».