Ilva, il governo ricorre alla Consulta

di Paolo Carletti wROMA Il governo scende in campo con tutte le forze di cui dispone per evitare la paralisi dell'Ilva di Taranto, sancita dalla seconda ordinanza del gip di Taranto. Si prefigura uno scontro istituzionale a colpi di ricorsi e sentenze tra poteri esecutivo e giudiziario, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà che già ieri mattina annunciava l'intenzione del governo di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il dispositivo del giudice per le indagini preliminari. L'Associazione nazionale magistrati è intervenuta con il suo presidente Sabelli, invitando ad abbassare i toni della polemica e augurandosi che il ricorso non si faccia: «Allungherebbe molto i tempi». Ma per tutta la giornata il confronto tra Anm e ministro Clini (che stamani riferirà alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera) è andato avanti, soprattutto dopo che l'Anm aveva indicato nella politica la responsabile della situazione attuale. «La valutazione dell'Anm è molto parziale perché gli interventi a Taranto sono in corso da tre anni. Non è giusto – ha aggiunto il ministro dell'Ambiente – chiudere gli impianti considerando quanto successo nei decenni passati». Ministri agguerriti dunque. E' il premier Monti che ha preso di petto una questione «evasa» per decenni, e ora la bolla rischia di scoppiare dopo aver provocato morti e devastazione ambientale a Taranto (sette indagati di cui tre agli arresti domiciliari). Oggi si rischia anche di creare una disoccupazione micidiale e di assestare un colpo durissimo all'intero settore siderurgico. Per questo venerdì 17 i ministri Clini, Severino e Passera saranno a Taranto. Il primo passo concreto lo ha già fatto il Guardasigilli chiedendo l'acquisizione degli atti istruiti dal gip Patrizia Todisco che hanno portato al sequestro dell'impianto. Nel mirino del governo c'è soprattutto il secondo dispositivo, quello notificato venerdì, che ha «corretto» quanto invece aveva deciso poche ore prima il Tribunale del Riesame. «Impianti aperti ma non per la produzione», è questo il passaggio cruciale che rischia di bloccare l'intera area a caldo (altoforno, cokerie, agglomerato, parchi minerari) per molto tempo. E si pensa al ricorso. Catricalà: «Partendo dal presupposto che la tutela della salute e dell'ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire – dice il sottosegretario – non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire certe sentenze dei giudici. Quindi – conclude – chiederemo alla Consulta di verificare se non sia stato menomato un nostro potere: quello di fare politica industriale». L'esecutivo avanza verso la Puglia cercando di puntualizzare che non si tratta di un'offensiva contro la magistratura: la contestazione riguarda solo il secondo dispositivo del gip che, secondo Clini, può compromettere l'operazione di risanamento ambientale decisa con un decreto che stanzia 336 milioni di euro (per l'inquinamento prodotto dal polo prima della privatizzazione), e che va contro l'unica autorità competente «per l'autorizzazione degli impianti sul piano ambientale», che è appunto il governo. Non è piaciuta all'esecutivo neanche l'estromissione del presidente Ilva Bruno Ferrante dal gruppo dei custodi: «Dovendo lavorare d'accordo con l'Ilva al risanamento avevamo in lui custode il responsabile e il referente. Comunque siamo determinati a mandare avanti il programma di risanamento ambientale che non prevede la chiusura», dice Clini. Poi affonda: «L'iniziativa del gip è di rottura contro il governo». Intanto anche l'Ilva ricorrerà. Ferrante ha annunciato «ricorsi in ogni sede» contro le sentenze. Ieri ha incontrato i sindacati, assicurandoli che non c'è alcuna intenzione di lasciare da parte della famiglia Riva, quindi una riunione tecnica in Regione con il governatore Vendola. ©RIPRODUZIONE RISERVATA