WindJet, caos e rabbia negli aeroporti
di Natalia Andreani wROMA C'è chi ha trascorso la notte in aeroporto nella rassegnata attesa di comunicazioni. E c'è chi ai banchi delle partenze si è presentato con ore di anticipo per trovare una soluzione alternativa. Tutti sono stati comunque costretti a pagare un supplemento - fra i 75 e i 120 euro - per poter ripartire. Sono stati pesanti i disagi vissuti ieri dai passeggeri di WindJet dopo che la compagnia, ormai sull'orlo del fallimento, è stata costretta a lasciare a terra tutti i suoi aerei. Gli sforzi di cinque linee aeree per riproteggere le migliaia di persone rimaste bloccate in seguito alla rottura delle trattative per l'acquisizione della low cost catanese da parte di Alitalia, non hanno placato la rabbia e il nervosismo di chi si è ritrovato sballottato fra call center in tilt e code chilometriche per ottenere informazioni certe. Con giorni di vacanza persi, nel migliore dei casi, e danni economici non proprio contenuti. La sola Alitalia, tanto per dare un'idea, sabato ha organizzato 8 voli speciali (4 quattro internazionali e 4 nazionali) riportando a casa 750 persone. E più di undicimila sono state le chiamate al numero verde dedicato. Sedici, invece i voli aggiuntivi Merididana. Il caos e l'incertezza, però, anche ieri l'hanno fatta da padroni, soprattutto tra i passeggeri meno "esperti", tra i gruppi, e tra le tantissime famiglie in viaggio coi bambini. Tutti arrabbiati per i ritardi e i nuovi esborsi. A Fiumicino una comitiva di 200 israeliani è stata costretta a bivaccare al terminal per quasi 24 ore: fino a quando ieri sera è stata imbarcata (50 euro di supplemento a testa) su un volo della Mistral per Tel Aviv. Non è andata meglio ai sessanta passeggeri che sabato sera, quando la compagnia ha chiuso i battenti per debiti, si trovavano al Galilei di Pisa. Dopo una notte in bianco, ieri sono stati accompagnati in pullman a Fiumicino e Bologna. Situazioni di emergenza che si sono ripetute, in altri scali e in particolare a Catania, dove in migliaia si sono presentati al Fontanarossa per cambiare i biglietti, anche quelli emessi per le prossime settimane, mandando in tilt l'aeroporto. Chi era all'estero ha avuto problemi anche maggiori. Antonio Di Bari, imprenditore rientrato da Mosca con moglie, suocera e due figlie parla di un'odissea: «Il risponditore automatico di Enac che invita a richiamare dal lunedì al venerdì, il call center dell'Alitalia presidiato da operatori che non sanno cosa fare. Alla fine, dopo una trattativa da suq sono riuscito a non pagare il volo per la bimba di un anno; ma i nostri supplementi sono stati di 250 euro a testa. Così alla fine ho speso 1.200 euro per un pacchetto che avevo pagato in tutto 608 euro. E poi se avessi venduto 300mila biglietti con la mia azienda il giorno di prima di chiudere i battenti, le assicuro che io sarei in galera. Altro che riprotezione agevolata: a Mosca ho visto turisti che non avevano soldi sufficienti e stavano aspettando l'aiuto dei parenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA