Rossi, ritorno alla Yamaha da gregario

ROMA Un ritorno che in molti aspettavano, quello di Valentino Rossi alla Yamaha. Dopo due anni in sella alla Ducati, il nove volte campione del mondo non ha ripetuto il miracolo che nel 2004 gli era riuscito proprio con la moto con i tre diapason. La capricciosa e bizzarra Desmosedici ha avuto un solo vero «amante», l'australiano Casey Stoner, l'unico in grado di portarla in alto, al titolo iridato nel 2007. Poi, più niente. Rossi e la Ducati, nonostante la voglia di far bene, non hanno mai fatto squadra, mentre con la Yamaha fu amore vero. In sei stagioni, dal 2004 al 2010, infatti, il pesarese e la giapponese hanno scritto la storia: 46 vittorie e quattro titoli mondiali (2004, 2005, 2008 e 2009). Con la Ducati sono arrivati due podi, sempre e solo in Francia con il bagnato, e tante delusioni. Rossi, dunque, ha scelto di tornare lì dove ha avuto le soddisfazioni migliori. Dal celebrato matrimonio del secolo con la Ducati alla «minestra riscaldata» con la Yamaha, forse si tratta di un'impresa disperata, ma comunque necessaria. Dopo due anni di disastri con la «rossa», la carriera di Rossi deve tornare a essere quella che è sempre stata: ricca di successi, trionfi, titoli iridati. Ma stavolta non sarà così facile come nel recente passato. Nel box della casa nipponica, Rossi ritroverà Jorge Lorenzo. Il maiorchino, che in MotoGp è cresciuto all'ombra del Dottore, prendendone il posto dopo il 2010, è maturato tanto. Tantissimo. Oggi è il leader della MotoGp, con 285 punti iridati è primo nella classifica davanti a Casey Stoner ( lontanissimo con 182 punti) e vanta un ruolino di marcia impressionante, con cinque vittorie e tre secondi posti (ma c'è anche una caduta, quella in Olanda, causata da un errore di Bautista). Rossi, quindi, stavolta sarà gregario e dovrà ricominciare da garzone nella stessa bottega dove di fatto comandava lui.