La "frenata" cinese deprime le Borse

MILANO La crisi frena la corsa del gigante Cina ( l'export a luglio è cresciuto dell'1% contro stime che prevedevano un + 8%) e i mercati azionari chiudono in negativo l'ultima seduta di una settimana comunque in attivo. Tra gli investitori ci si continua a interrogarsi sui tempi e modalità dell'intervento della Bce e della altre banche centrali per limitare la crisi del debito e rilanciare la crescita. Gli spread si sono allargati e il differenziale Btp-Bund è risalito leggermente restando ancorato a quota 450 punti, soglia che la Banca d'Italia nelle sue ultime stime assume come valore medio di riferimento per le sue previsioni sui conti pubblici italiani. Non ha pesato più di tanto la notizia che il fondo sovrano della Norvegia ha ridotto la sua esposizione al debito italiano mentre si attende ancora quando e come la Spagna deciderà di chiedere il salvataggio. Madrid intanto fa i conti con l'altro accordo con Bruxelles, quello sul settore finanziario per il quale sono in corso trattative sulla richiesta di una prima tranche da 30 miliardi. Dopo la folle corsa dei titoli Bankia degli ultimi giorni il Frob (il fondo statale per la ristrutturazione bancaria) ha ammonito che anche gli azionisti dovranno pagare parte dei costi di ristrutturazione quando arriveranno gli aiuti europei. Il titolo è così crollato di 20 punti. Ma il settore finanziario in Europa ha visto anche l'allarme per il gruppo bancario franco-belga Dexia, già salvato dal fallimento, che secondo il governatore della Banca nazionale del Belgio, Luc Coene, potrebbe avere bisogno di essere ricapitalizzato a breve. I listini hanno quindi viaggiato in territorio negativo con Londra unica a chiudere stabile (-0,08%) mentre la perdita maggiore l'hanno accusata Madrid (-1,13%) e Milano (-0,72%).