«Quella bomba che ha distrutto la mia esistenza»

di Fiammetta Cupellaro wROMA «Ho paura di restare sfregiata per sempre dalla bomba che ha ucciso Melissa». Sabrina Ribezzi ha 17 anni e teme di non avere il risarcimento per curarsi e tornare ad essere come era prima di quel maledetto 19 maggio. Quando Giovanni Vantaggiato, un pensionato con l'ossessione della vendetta, piazzò un ordigno davanti alla sua scuola, l'istituto Morvillo-Falcone a Brindisi. Erano le 7,42 e Sabrina insieme ad altre studentesse era appena scesa dal pullman partito da Mesagne. Attraversava la strada sulle strisce pedonali con lo zainetto sulla spalla e le cuffiette nelle orecchie. Bastava restasse un po' indietro e si sarebbe salvata dall'esplosione. Invece era solo a due metri dalla bomba e da Melissa. La sua amica è morta, lei ha riportato ustioni sul sessanta per cento del corpo, 155 punti di sutura e parte del viso deturpato dalla polvere da sparo e le schegge. Secondo i medici quelle bruciature scompariranno solo con un intervento estetico di chirurgia plastica. Ma l'assicurazione Reale Mutua, con cui la scuola ha stipulato una polizza, ha fatto sapere alla famiglia Ribezzi che risarcirà le cure, solo se le ustioni hanno provocato sulla figlia «danni funzionali» e non quelli «estetici». Il loro avvocato, Mauro Resta, non ci voleva credere: «Ci hanno annunciato che le ustioni su questa ragazzina di 17 anni, vittima di un attentato, non verranno inserite nel computo dei danni da liquidare». Invece era vero. Secondo i periti, i segni delle ustioni e delle cicatrici, che potrebbero deturparle per sempre il viso e il corpo, sono da considerare alla stregua di «inestetismi». Così come le pomate che usa, costosissime, sono da considerare semplici «cosmetici». Risarciranno le cure solo se verrà provato che le ustioni, gravissime, abbiano provocato menomazioni. Altrimenti i segni che questa adolescente porta sulla propria pelle non sono «mutilazioni». Sabrina, dopo essere rimasta per 35 giorni nel reparto di terapia intensiva di Brindisi e aver subito cinque interventi chirurgici, è tornata nella sua casa a Mesagne. Con lei ci sono il padre Marcello, la mamma e la sorella più piccola che non la lasciano mai sola. E' costretta a restare tutto il giorno al buio perché il sole le è stato assolutamente proibito dai medici. Deve indossare guaine pesanti sulle gambe per comprimere le piaghe delle ustioni e non vuole uscire per non far vedere il volto deturpato dalle schegge. Impossibile andare in piscina per paura delle infezioni e nemmeno indossare abiti scollati per via di una profonda cicatrice sulla spalla che deve ancora guarire. Questa è la sua prima estate senza amici, senza i bagni al mare, senza spensieratezza. I genitori sperano che a settembre torni a scuola. Sabrina, tornerai a scuola come vorrebbero i tuoi genitori? «Sì, anche se ho paura. Ma ho l'esame di maturità e spero di prendere il diploma. Intanto però c'è agosto...». Un agosto difficile. Come passi le giornate? «Sto al computer, guardo la tv, chiacchero con mia sorella. Mio padre e mia madre mi spingono ad uscire, ma quando sono fuori mi vergogno. Sono bruciata e i segni delle ustioni si vedono ancora tanto. Ho un pezzo di faccia nera e per la gente sono 'quella dell'attentato alla scuola'. Alcune volte preferisco annoiarmi a casa». E gli amici? «Vengono a trovarmi, ma non riesco ad essere più come prima quando passavo i pomeriggi con le amiche a scherzare, a metterci a posto i capelli l'una con l'altra, a truccarci. Mi sento strana e quelle sono cose che ora non posso fare. Ho le cicatrici, le ustioni... Così me ne sto a letto e penso a quello che è successo. Spero di tornare come ero prima di quel giorno, che sono saltata per aria». Eri con Melissa? «Melissa era più piccola di me, ma ci vedevamo tutti i giorni sul pullman. Ci salutavamo anche se io sono più amica di Vanessa (Capodieci). Quella mattina. Melissa era proprio davanti a me. Io ero quasi arrivata sul marciapiede quando ho sentito l'asfalto che si alzava e mi buttava per aria. E' stato un attimo. Quando ho riaperto gli occhi ho visto solo il fumo, le grida e le mie amiche per terra. Sentivo un grande dolore alla spalla, mi sono girata e ho visto che mi era caduto addosso un pezzo di asfalto. Così, sono svenuta. Sono passati quasi tre mesi, ma quella mattina la rivivo spesso. Non riesco a dimenticare. Di notte mi sveglio e corro a guardarmi la faccia. Mi dico che non è un incubo e che è vero. Mia sorella, che dorme con me, si sveglia e mi fa coraggio». Sai che ci sono problemi per i risarcimenti? «Io voglio curarmi. Mio padre dice sempre "ma che c'entriamo noi con quello dell'attentato? Perché è capitato proprio a noi?". Io la penso come mio padre. Che colpe abbiamo io e le altre ragazze per quello che è successo? Io ho la faccia nera e mi sento ancora tutta bruciata. Andavo solo a scuola, mica pensavo di saltare per aria. Il primario di Brindisi ha detto ai miei genitori che solo con la chirurgia plastica io tornerò come prima. Non voglio restare con la faccia nera tutta la vita». Hai pensato cosa farai quando tutto questo sarà finito? «Al momento penso solo a tornare a scuola e ad andare in ospedale. Penso anche che a dicembre compio 18 anni. Vabbè... la festa di compleanno la voglio fare. Anche se avrò la faccia ancora nera...» ©RIPRODUZIONE RISERVATA