Il primo cuore trapiantato da Mazzola

Il segno, nella storia della medicina, Mario Viganò l'ha lasciato nel novembre del 1985 quando a soli 47 anni ha eseguito il primo trapianto di cuore a Pavia (Il secondo in Italia, bruciato per pochi giorni dai colleghi di Padova). Il suo "primo" paziente era un 20enne, Gianmarco Taricco che oggi è avvocato in provincia di Cuneo. Quel trapianto ha impresso al San Matteo una svolta. Da lì è cominciata la scuola pavese di cardiochirurgia che ha poi gettato le basi per il centro trapiantologico (anche polmoni e reni) del San Matteo. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Il primo trapianto dopo l'era Viganò ha impegnato i cardiochirurghi pavesi tutta la notte ed è terminato ieri all'alba. Il cuore di un 18enne morto in un incidente stradale in provincia di Lecco continua a battere nel petto di un sessantenne da tempo in lista d'attesa. L'intervento è stato effettuato dal nuovo primario Alessandro Mazzola (al suo primo trapianto) in stretta collaborazione con Giuseppe Zattera, cardiochirurgo di grande esperienza, da anni in servizio al San Matteo. Mazzola e la sua èquipe, al termine del trapianto, hanno proseguito per tutta la mattina con gli interventi programmati. E ieri il primario ha lasciato la clinica nel tardo pomeriggio senza commentare, con la cautela che lo contraddistingue. E che è dettata forse dall'essere entrato giusto una settimana fa nel luogo che per trent'anni è stato feudo indiscusso del professor Mario Viganò. Un ingresso in punta di piedi per non stravolgere equilibri assestati da decenni. Ma sta prendendo le misure, tessendo relazioni con il resto del personale che gli è stato presentato il 1 agosto dalla direzione e dallo stesso Viganò. «Il sistema dei trapianti si basa su un'organizzazione complessa – sottolinea il direttore sanitario Pasquale Pellino – Ci sono i cardiochirurghi ma non solo. Sono altrettanto indispensabili i perfusionisti, i cardiologi, i rianimatori-anestesisti e l'èquipe che ruota attorno a questo tipo di intervento». E negli otto mesi di interregno, tra l'uscita di scena di Viganò - in pensione dallo scorso novembre - e agosto «tutto il personale ha continuato a lavorare dimostrando grande professionalità. Il numero dei trapianti di cuore è rimasto sostanzialmente invariato» aggiunge Pellino. Al nuovo primario, venuto da Teramo con una casistica notevolissima di interventi in curriculum ma nessun trapianto, la direzione del San Matteo aveva chiesto di proseguire nel solco tracciato dalla scuola pavese. E di fare trapianti. L'allerta è scattata nella serata di martedì. Un incidente stradale grave, avvenuto alcune ore prima in provincia di Lecco. è costato la vita a un giovane motociclista. I cardiochirurghi pavesi sono partiti dal San Matteo per il prelievo dell'organo mentre il centro trapianti ha allertato e preparato il ricevente. La sostituzione del cuore, nel paziente di circa 60 anni, ha impegnato fino all'alba l'èquipe di cui facevano parte il primario, assistito in questo suo primo trapianto da Giuseppe Zattera, 56 anni, oltre 2mila interventi e 60 pubblicazioni. Il paziente è ora ricoverato in terapia intensiva e solo nelle prossime ore si potrà valutare il decorso. Il suo cuore era allo stremo, il trapianto era l'ultima strada percorribile per salvargli la vita. E da tempo era stato inserito nelle liste di attesa. Ma la donazione degli organi ha un'andamento irregolare, discontinuo. E i malati rimangono appesi a un filo anche per mesi. A volte anni.