Antiterrorismo, eco-anarchici nel mirino

BOLOGNA Un'indagine sull'anarco-ambientalismo partita da attentati realizzati a Bologna contro l'Ibm, la facoltà di agraria e un ristorante, che ha portato a perquisire 21 persone accusate incendi e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo. E a trovare, in Italia ma anche a Berlino, petardi, acceleranti per incendi, maschere antigas, documenti su Eni, Ibm, McDonald's, biotecnologie e nucleare, oltre a corrispondenza con anarchici detenuti in Svizzera e copie di "Ad ognuno il suo - 1000 modi per sabotare questo mondo", la "bibbia" del movimento anarco-insurrezionalista. È l'operazione "Mangiafuoco" dei carabinieri del Ros coordinati dalla Procura di Bologna (pm Enrico Cieri e Antonella Scandellari) che ha portato a un blitz nei confronti di un gruppo di matrice anarco-ambientalista. Le indagini sono partite dall'attentato incendiario al ristorante Roadhouse Grill (Gruppo Cremonini) di Bologna del 12 dicembre 2010, rivendicato sul sito web finoallafine.info, con solidarietà a tre anarchici detenuti in Svizzera: Luca Bernasconi, Costantino Ragusa e Silvia Guerini. Poi ne sono seguiti molti altri. Il Ros ha ricordato, per esempio, anche quello del 29 marzo 2011 quattro ordigni rudimentali furono piazzati vicino a uffici Eni a Bologna. Per quell'episodio un anarchico, Francesco Magnani, fu fermato (ma subito scarcerato) nell'aprile del 2011 nell'ambito dell'inchiesta della Digos sugli anarco-insurrezionalisti del circolo bolognese Fuoriluogo. Ventuno persone di quel gruppo sono a processo a Bologna, ma il fascicolo sull'attento all'Eni è ancora aperto, con Magnani unico indagato.