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di Maria Berlinguer wROMA Mario Monti lancia la fase 2 e avverte la strana maggioranza: a settembre via al piano per abbattere il debito pubblico. Dopo due giorni di roventi polemiche con il Pdl, il premier archivia il caso della lite scoppiate con il partito di Berlusconi sullo spread che sarebbe a quota 1.200 se a palazzo Chigi fosse rimasto il Cavaliere. «Vicenda chiusa» dice Angelino Alfano lasciando lo studio del premier dove è andato a illustrare le proposte del suo partito per ridurre il debito pubblico. «Siamo gente seria e positiva che pensa all'interesse del Paese, Monti ha chiamato Berlusconi, la vicenda è chiusa», avverte Alfano. Prima di lui a essere ricevuto dal Professore è stato Pier Ferdinando Casini. Con Pier Luigi Bersani il premier parlerà nelle prossime ore, al telefono. Ai segretari della strana maggioranza Monti anticipa i temi dell'agenda della ripresa. Il premier studia la campagna d'autunno per ridurre drasticamente i debito pubblico e trovare risorse per non deprimere la ripresa. Di crescita ancora è presto per parlarne. Sarà questo il primo tema all'ordine del prossimo consiglio dei ministri. Il menù è quasi completo. Si ragiona su dismissioni e partecipazioni, si limano le misure del terzo decreto sulla spending review. I conti pubblici sono in sicurezza, ribadisce il governo, con un sentiero che porterà al pareggio di bilancio il prossimo anno. Secondo le stime del governo crescerà anche l'avanzo primario, previsto del 5%, consentendo una riduzione automatica del debito. Ma dato il livello elevatissimo occoreranno anche misure straordinarie per arrivare alla soglia psicologica del 100%, anche perché gli accordi europei prevedono una discesa repentina. Alla maggioranza Monti, in questa che è quasi una verifica prima delle ferie, spiega che serve un'accelerazione perchè scatteranno le regole europee: calo di un ventesimo l'anno per la parte che eccede il 60% nel rapporto con il Pil con sanzioni per chi sfora. Ecco perchè occorre mettere mano e in fretta al debito pubblico. Sul tavolo di Monti e di Grilli ci sono diverse proposte. L'ultima è quella messa a punto da Giuliano Amato e Franco Bassanini, un mix di interventi che otterrebbe un calo di 2,5 punti percentuali ogni 12 mesi del debito. Il piano prevede la vendida di immobili e la valoralizzazione delle concessioni, la cessione di partecipazioni quotate (come in Enel, Eni, Finmeccanica), e non quotate, a partire da Poste italiane, l'imposizione agli enti previdenziali dei professionisti di aumentare la quota di investimenti in titoli statali e la tassazione unatantum del 25% e del 20 a regime dei capitali illegalmente tenuti in Svizzera. Bocciata invece la proposta che sarebbe piaciuta ai democratioci di una patrimoniale straordinaria. «Un colpo al debito è assolutamente necessario, siamo convinti e ne è convinto il presidente del Consiglio che sia necessario ogni sforzo per riprendere la strada della crescita: l'Italia ha fatto i compiti a casa ma oggi bisogna dare un bel colpo al debito pubblico», spiega Casini. Quanto alla tenuta della maggioranza il leader Udc è prudente: «Se ne avessimo parlato non ve lo direi, comunque Monti non è assolutamente preoccupato», dice. Soddifatto anche Alfano. Nel Pdl i falchi continuano a non capire la prudenza imposta da Berlusconi. Ma il segretario conferma lealtà al governo. Il Pdl non vuole elezioni anticipate, dopo la pausa estiva ci sono «cose importanti da fare», avverte. Le elezioni anticipate si allontano. Ma i partiti continuano a tessere la tela delle alleanze. Casini dice «no» a un nuovo Ulivo ma conferma che dopo il voto potrebbe votare un governo con il Pd. Bersani insiste: basta governissimi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA