Pd: dopo il Professore no a grandi intese

di Maria Berlinguer wROMA «Dopo Monti non sarà il tempo delle grandi intese». Pier Luigi Bersani sbarra la strada a un nuovo governissimo dopo le elezioni e traccia l'orizzonte della futura coalizione. A 24 ore dall'intervista di Pier Ferdinando Casini che non ha escluso una partecipazione dell'Udc a un governo che vada da Bersani a Vendola, il segretario democràt torna sulle possibili intese con i centristi che hanno scatenato la reazione della base di sinistra e di Antonio Di Pietro, il leader di Idv che Bersani ha estromesso dall'alleanza. «Noi non stiamo facendo l'Unione con Casini, stiamo organizzando il campo dei democratici e progressisti, non solo tra i partiti ma con le associazioni e i movimenti», dice. Parlare di un'alleanza tra Udc e Sel aggiunge il leader Pd è «un equivoco perchè nessuno l'ha mai proposta». «Nessuno ha mai parlato di un'alleanza Bersani, Vendola, Casini, questa è stata una vulgata ma la realtà è un'altra: noi pensiamo a un campo dei democratici e progressisti» aperto anche ai moderati. Ma l'organizzazione del centro moderato «non tocca a noi», avverte Bersani. Il segretario democràt nega inoltre che si stia lavorando a una lista civica, da affiancare a quella Pd, guidata dai sindaci del centrosinistra: «Non si sa da dove sia venuta fuori questa storia», dice. Quanto alle primarie per le quali hanno già annunciato di voler correre sia Nichi Vendola che Bruno Tabacci, il segretario dice di non considerarle un problema. «Ragionevolmente si potranno tenere entro la fine dell'anno, prima si deve delimitare il campo sulla base di un confronto sui contenuti poi si fissano regole e tempi per le candidature». Quanto ad Antonio Di Pietro che Nichi Vendola, dopo la rivolta della sua base, vorrebbe di nuovo nella colazione di centrosinistra, Bersani taglia corto. «Ha scelto il disimpegno di fronte alla crisi, poi ci ha attaccato, la rottura è colpa sua», ricorda. «Ognuno può raccontare quello che vuole, ma poi la realtà finisce sempre per prendersi la rivincita e la realtà è che noi dell'Italia dei Valori tutto siamo tranne che isolati: senza vanteria siamo la maggioranza e nel 2013 daremo le carte», ribatte dal suo blog Antonio Di Pietro. Dal Pdl intanto Fabrizio Cicchitto attacca a testa bassa Bersani. «Il Pd sta cercando di mettere in piedi un bell'imbroglio, in primo luogo nei confronti degli elettori sia di quelli che voteranno per Sel sia di quelli che voteranno per l'Udc», tuona. Per il capogruppo Pdl di Montecitorio Bersani scarta per la prossima legislatura l'ipotesi di un governo simile al governo Monti, caldeggiata invece da Casini, e dunque riproporrà un governo di centrosinistra, sia pure allargato ai centristi. «L'Udc può incassare qualche carica rilevante ma in una posizione subalterna dal punto di vista politico e programmatico». A Cicchitto replica Lorenzo Cesa. «Ringraziamo gli amici del Pdl ma non abbiamo bisogno nè dei loro consigli nè dei loro avvertimenti, piuttosto ci chiediamo come mai non capiscano che dopo venti anni e dopo le sue performance presidenziali, riproporre Berlusconi a palazzo Chigi è qualcosa che sta tra il ridicolo e il drammatico», dice il segretario centrista. Tra Sel e Udc però i problemi sembrano tutt'altro che superati. E se Rocco Buttiglione nega veti del suo partito nei confronti di Nichi Vendola, lasciando intendere che sui diritti civili ognuno andrà per la sua strada,è Gennaro Migliore, di Sel, a fissare paletti. «Il governo devono esceglerlo i cittadini, le chiacchere di Casini e Buttiglione sulla continuità con Monti vogliono dire che il voto è inutile, anzi commissariato, se l'Udc vuole Monti dopo Monti proponga la prosecuzione di questo governo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA