Sorpresa azzurra

di Maurizio Di Giangiacomo Per ora si tratta solo di qualificazioni in finale o addirittura in semifinale. Ma – eccezion fatta per Alex Schwazer – è quello che il presidente della Fidal Franco Arese si aspettava dai suoi ragazzi, alla vigilia dei Giochi. Con i chiari di luna di questi ultimi anni, vanno accolti con grande soddisfazione i risultati colti ieri dall'eterno Nicola Vizzoni (in finale nel lancio del martello), dai new italians Libania Grenot (oggi alle 21.05 in semifinale nei 400 piani) e José Reynaldo Bencosme de Leon (sempre stasera, ma alle 20, in semifinale nei 400 ostacoli) ma soprattutto dal trentino Yuri Floriani, in finale nei 3.000 siepi, non succedeva da Atlanta '96, con Lambruschini di bronzo e Carosi nono. È arrivata, purtroppo, anche la prima delusione, vale a dire la mancata qualificazione di Simona La Mantia – dalla quale lo stesso Arese si aspettava decisamente qualcosa di più del 13,92 di ieri – nel triplo, mentre fa meno rumore quella dell'altro martellista Lorenzo Povegliano (71,55). Bastava guardare come esultava al traguardo il 31enne Floriani, secondo (8'29"01) nella tattica e lenta batteria vinta dal keniano Kipruto (8'28"62), per capire che dietro il suo gesto c'è una vita di sacrifici e una storia da raccontare: «Mi sono messo davanti perché non volevo disputare una gara anonima – dice a fine gara il trentino "trapiantato" per amore ad Altofonte, il paese di Salvatore Antibo – Gli africani sono stati tranquilli e io ho potuto coronare il sogno di una vita». Già, perché Yuri insegue i cinque cerchi da anni. «Avrei dovuto prendere parte già ai Giochi di Atene, ero probabile olimpico e avevo il minimo B, ma nel gennaio di quell'anno fui investito da un'auto che viaggiava a 90 all'ora nei pressi dello stadio della Favorita: uscii vivo dall'incidente, ma le conseguenze le ho pagate per anni». Yuri si è qualificato per i Giochi di Londra con l'8'22"62 dell'ultimo Golden Gala, che è anche il suo personal best. Il trentino sa benissimo che in finale – domani sera alle 22.25 – il ritmo sarà molto più alto: «Ovviamente farò una gara diversa – dice – ma se gli africani dovessero impostare una corsa tattica riproverei sicuramente a mettermi davanti». Gli 80 mila dello stadio olimpico di Londra hanno galvanizzato anche un altro finanziere, il cuneese di origine dominicana José Reynaldo Bencosme, terzo nella sua batteria dei 400 ostacoli (49"35). E non solo perché la qualifica è stata dominata dal padrone di casa David Greene (48"98). «Sapevo che avrei dovuto correre forte fin da subito – ha detto – ed è quello che ho fatto». Non ha convinto più di tanto la Grenot nei 400 piani, che è sembrata soffrire il ritmo delle due avversarie che l'hanno preceduta più che controllare: del resto il suo 52"13 è il 21esimo tempo complessivo. Capitan Vizzoni ha colto la sua terza finale olimpica – argento a Sydney 2000, decimo ad Atene 2004 – con il primo lancio (un modestissimo 74,79) ma ha potuto esultare solo dopo i lanci del secondo gruppo, ritardati per la pioggia. «Non era la mia giornata – dice il finanziere toscano – Peccato, perché sicuramente non valgo 74,79». Ma la finale c'è, ed è quello che conta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA