Droga a Torre del Gallo denunciata una donna
di Maria Fiore wPAVIA Un gesto con il fazzoletto, come per togliersi il rossetto dalle labbra. Poi un abbraccio al suo compagno, detenuto nel carcere di Torre del Gallo, durante il colloquio. Atteggiamenti che però nulla avevano a che vedere con l'affetto. E che hanno finito per insospettire gli agenti di polizia penitenziaria, che stavano già da un po' tenendo d'occhio la coppia. Visto, peraltro, che durante i colloqui è ammesso solo un contatto visivo e non fisico. La perquisizione ha confermato i dubbi: il detenuto, un 34enne di origini marocchine, aveva un involucro nascosto nella scarpa. All'interno, un grammo di polvere bianca. A passarglielo, secondo la ricostruzione della polizia penitenziaria, sarebbe stata proprio la sua compagna, che era andata a fargli visita. Nella borsetta della donna, una 30enne che abita a Linarolo, gli agenti hanno trovato alcuni grammi di hashish. Per lei è scattata la denuncia per cessione di sostanza stupefacente aggravata dal fatto che lo spaccio sarebbe avvenuto in un istituto penitenziario e la segnalazione alla prefettura per il possesso di hashish. Per il compagno, invece, l'accusa di detenzione. «Con questa operazione è stata garantita la sicurezza dell'istituto penitenziario, evitando l'introduzione di droga in carcere», commenta il sindacato delle guardie penitenziarie Alsippe di Pavia. «Magari non sono grossi quantitativi di stupefacente, però questa vicenda fa capire quali operazioni capillari si devono fare per contrastare l'introduzione di sostanze stupefacenti e soprattutto delle droghe pesanti, quelle più pericolose», dice Salvatore Giaconia, delegato regionale del sindacato Osap. Ogni mese vengono fatti controlli specifici, per intercettare l'eventuale presenza di droga all'interno del carcere. I cani entrano nelle celle, fiutano i luoghi frequentati dai detenuti e la corrispondenza. Secondo le stime dei sindacati, ogni anno vengono scoperti dieci tentativi di ingresso di sostanze stupefacenti nell'istituto di Torre del Gallo. La droga arriva attraverso i pacchi dei familiari, tutti rigorosamente con nomi falsi o sbagliati, per ostacolare l'identificazione del destinatario. In un caso è stato trovato hashish diluito perfino sotto un francobollo. «Il settore più delicato e difficile da controllare è proprio quello dei colloqui – spiega ancora Giaconia –. Per la corrispondenza c'è più tempo per le verifiche, mentre ai colloqui non è possibile perquisire i familiari dei detenuti, se non con un atto dell'autorità giudiziaria o in caso di fondato sospetto, come è accaduto questa volta». su Twitter @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA