«Elezioni, termometro della nostra credibilità»

MILANO «E' indubbio che una legge elettorale che permetta di stabilire con chiarezza chi farà che cosa potrebbe contribuire ad allentare la pressione dei mercati». Giacomo Vaciago, docente di politica economica e direttore dell'Istituto di economia e finanza dell'Università Cattolica di Milano, è assolutamente convinto che i riflettori siano sempre accesi sul nostro Paese. Dobbiamo cambiare stile anche nella prossima campagna elettorale? «Assolutamente! L'Italia è in tutti i giornali del mondo e le notizie che ci riguardano rimbalzano nelle trading rooms, Cina compresa. Lo spread non è altro che il termometro della nostra febbre di credibilità». Sarà difficile evitare promesse pre voto…. «Io spero proprio che questo non accada. Sarebbe un dramma se qualcuno pensasse di fare una campagna elettorale sulla Merkel. Anche dopo la conferenza stampa di Draghi ho letto dichiarazioni francamente imbarazzanti: ABC (Alfano, Bersani, Casini e gli altri politici) hanno capito che i mercati si aspettano che torniamo a crescere e rimborsiamo il debito? I particolari contano poco, però dobbiamo assolutamente dare l'impressione che chi vincerà sia in grado di fare qualcosa di utile, di risparmiare soldi e di durare». Quindi il suo giudizio sul governo Monti è critico? «Ha iniziato bene e poi si è perso quando lo spread si è ridotto. Ha iniziato in una fase drammatica, ha assunto provvedimenti che hanno fatto piangere gli italiani, a cominciare dal ministro Fornero, e quando lo spread è sceso a 300 ha perso completamente la spinta. Per esempio i tagli alle spese sono rimasti una promessa mentre gli aumenti delle tasse una assoluta certezza». Pensa alla lettera della Bce dello scorso 5 agosto? «Già. Domani sarà trascorso un anno esatto da quell'atto, francamente inusuale in tempo di pace per i toni di drammaticità e urgenza con i quali di chiedeva alle istituzioni italiani di agire. Dei tre assi di quella lettera, aumentare la crescita, rendere sostenibile la finanza pubblica e garantire una pubblica amministrazione efficiente, direi che abbiamo fatto qualcosa solo sul secondo punto». Campagna elettorale centrata sulla lettera di Trichet e Draghi di un anno fa, quindi? «Non penso che il confronto tra le forze politiche debba essere solo su quei punti però sottolineo che per tornare a crescere si indicavano due strade precise: aumentare innovazione e competitività e rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Su entrambe siamo all'anno zero, esattamente come negli ultimi vent'anni, ma oggi non ce lo possiamo più permettere perché lo spread costa alle tasche degli italiani un sacco di soldi».(a.d.s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA