Yemen, parla il rapitore «Spadotto presto libero»

ROMA Dopo la paura è il momento della speranza: Alessandro Spadotto, il carabiniere di 29 anni rapito nella capitale dello Yemen domenica scorsa vicino all'ambasciata italiana in cui presta servizio, potrebbe essere rilasciato «entro due giorni». Mentre a Roma la diplomazia è al lavoro per ottenere la liberazione e le autorità di Sanaa sono a caccia dei responsabili, ad assicurare che il sequestro è a una svolta è stato ieri il presunto rapitore, Ali Nasser Hreidqan, leader del clan tribale Jalal, che ha annunciato all'agenzia yemenita Mareb press «sviluppi promettenti» a breve grazie all'opera di mediazione guidata da capi tribali locali: «Domani, o al massimo dopodomani» ha assicurato. «L'ostaggio sta bene, meglio di come starebbe in Italia» ha detto Hreidqan, spiegando di non appartenere ad alcun partito politico né a organizzazioni terroristiche. Il rapimento di Spadotto, dunque, avrebbe finalità personali. L'uomo chiede che venga annullato il suo divieto di espatrio e che gli venga restituito il denaro che, secondo il suo racconto, gli è stato sottratto durante la prigionia, dopo che, a gennaio, era finito in carcere con l'accusa di avere ucciso alcuni militari. Anche la sua scarcerazione era stata frutto di un sequestro: era stato liberato in seguito al rilascio di un operatore dell'Onu rapito dal suo clan. L'uomo ha spiegato di avere interessi commerciali all'estero, aggiungendo di volersi curare in un altro Paese. Dunque nessuna richiesta all'Italia: «La questione riguarda me e il governo yemenita, il sequestro è solo un mezzo di pressione perché nessuno finora ha ascoltato le mie richieste» ha spiegato. Spadotto, dunque, «sta bene» ed è provvisto «di ogni comodità», inclusa la possibilità di usare Internet e il telefono, mentre il rapitore si è detto disponibile a fornirgli ogni altra cosa chieda, divertimento compreso: «Forse meglio di quello che ha in Italia». Martedì Spadotto aveva inviato un sms alla fidanzata, assicurandole di stare bene. Se il sedicente rapitore parla, continua a tacere la Farnesina, che mantiene la linea del «massimo riserbo». Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che sta seguendo personalmente la vicenda, ha sentito al telefono più volte il collega yemenira Abu Bakr al-Qirbi ed è in contatto costante con le autorità locali. A San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, dove la famiglia vive giorni d'angoscia, le notizie che arrivano dallo Yemen alleggeriscono la tensione: «Siamo fiduciosi, ma non abbiamo alcuna novità. Se ce ne fossero, sarei fuori a gridare dalla gioia» ha detto il padre del carabiniere, Augusto Spadotto, brigadiere in congedo. «Ho appreso da tv e internet delle garanzie del prossimo rilascio di Alessandro, ma attendo conferme dalla Farnesina, mi è stato assicurato che mi ricontatteranno non appena avranno notizie certe. Siamo circondati dall'affetto e dal sostegno di tutta l'Arma, dai massimi vertici nazionali ai colleghi locali, e questo aiuta molto in queste giornate di attesa e speranza, che passiamo vicini al telefono». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA