Le tolgono la pensione «Ora denuncio l'Inps»
PAVIA Giada è rimasta orfana a 8 anni e da 15 percepisce una pensione di reversibilità del padre, condivisa al 50% con la mamma. Soldini che metteva da parte per mantenersi agli studi universitari. Ma per l'Inps i 12 mesi di servizio civile svolto nel 2008 a Pavia, presso l'associazione Babele (che aiuta gli stranieri, in particolare i bambini, a integrarsi), hanno cancellato il suo diritto a percepire quella quota. Il suo lavoro al servizio dello Stato e della comunità viene considerato dall'istituto di previdenza reddito imponibile. Quindi ha avanzato nei suoi confronti un recupero crediti di 6636,72 euro sulla reversibilità. Più di quanto Giada Conti aveva percepito nell'anno del servizio civile (5205,25 euro). Una beffa. Per vedere riconosciuti i suoi diritti la ragazza, originaria di San Genesio, combatte da 5 anni con la burocrazia. Ora, forte dei pareri espressi a suo favore dal patronato Inca e dal ministero del Lavoro, ha deciso di avviare una causa legale contro l'Inps. «Non mi resta che questa strada – dice desolata –. L'Inps non tiene conto del Decreto Legislativo 77 del 5 aprile 2002, in cui viene espressamente dichiarato che "l'attività svolta nell'ambito dei progetti di servizio civile non determina l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità». Giada e la mamma hanno cercato di capire se ci fosse un tetto superato il quale avrebbero perso i loro diritti. Ma sulla cifra l'Inps sarebbe sempre stata fumosa. «Ricevevamo risposte varie a seconda della persona interrogata – spiega la studentessa di Psicologia – fino a quando leggiamo nel Manuale dei diritti sociali anno 2009 che l'Inps fissa questo limite in 645,29 euro mensili. Purtroppo però, per aver percepito da Babele onlus un compenso molto inferiore a tale somma e solo per pochi mesi, la pensione di reversibilità percepita da mia madre è completamente decurtata della porzione che dovrebbe essere mia di diritto». Da allora Giada, che nel volontariato e nel sociale ha trovato la sua strada, si è messa a disposizione delle associazioni e del Csv pavese senza compenso. «Ho anche rinunciato ad essere pagata, preferendo svolgere attività di volontariato piuttosto che andare in perdita – ammette –. Ovviamente sto dando fondo ai risparmi, ma in questo modo spero di tenermi aperte strade lavorative che potrò intraprendere una volta risolta questa brutta situazione. Ammesso che sia possibile risolverla». (m.g.p.)