Senza Titolo

PAVIA Non solo l'indagine della magistratura: sul caso dell'ex Chatillon anche la Provincia di Pavia vuole vederci chiaro. E per questo il dirigente del settore Tutela ambiente ha deciso, pochi giorni fa, di revocare il certificato di collaudo della bonifica che era stato rilasciato nel 2004. Quel documento dava atto dell'avvenuta bonifica. Che in realtà, secondo la procura, non sarebbe mai stata fatta. O comunque, sarebbe stata fatta solo in maniera parziale, senza rimuovere l'inquinamento. La perizia che era stata disposta dal magistrato Paolo Mazza, in particolare, aveva rilevato la presenza di zolfo, carbonio e idrocarburi, che avrebbero anche intaccato la falda. Veleni in profondità, dunque, e non solo in superficie, dove sono visibili le macchie giallastre che ricordano che in quello stabilimento, fino agli anni Settanta, si stoccava lo zolfo per la Snia Viscosa. Macchie che in quell'area, tra il Comune di Pavia e Valle Salimbene, in località Motta San Damiano, non dovrebbero esserci. La procura di Pavia ha indagato l'attuale e la vecchia proprietà: la Maltauro Spa di Vicenza che ha acquistato anni fa il terreno con l'ex fabbrica dalla Sogim. Ma sta anche svolgendo una serie di verifiche sull'iter seguito per la bonifica dell'area e l'esistenza di eventuali responsabilità a carico di funzionari che si sono occupati della pratica. Gli accertamenti riguardano, dunque, anche documenti che erano stati sequestrati in Provincia nei mesi scorsi. A cominciare dal certificato di collaudo, che è stato ora revocato. La permanenza di veleni potrebbe significare che chi aveva l'obbligo di controllare potrebbe non avere fatto il suo dovere. Già dopo il 2004, quindi dopo che era stata certificata la bonifica e dopo che la società veneta aveva rilevato l'area, erano emersi problemi: gli esami di acque e terreni, infatti, avevano evidenziato che il pericolo di inquinamento restava, nonostante l'intervento. Al punto che la Provincia aveva annotato che in un'area di 2.200 metri quadrati, che costituisce il nucleo centrale e più a rischio dell'intera superficie, era stata rilevata «un'acidità non sufficientemente neutralizzata». Proprio per questo motivo fu prescritto un monitoraggio della zona a rischio per almeno 5 anni. Oltre alla perizia di tipo ambientale, la procura aveva anche disposto una consulenza per verificare la legittimità degli atti amministrativi emessi dalla Provincia. L'assessore provinciale all'Ambiente Alberto Lasagna si limita a dire: «Il certificato di collaudo è stato revocato per consentire verifiche». (m. fio.)