Senza Titolo

di Maria Fiore wPAVIA Viola fa i castelli di sabbia, circondata da secchielli e salvagenti. Ha cinque anni e indossa un costumino da bagno, uno dei tanti in vendita nel negozio di sua mamma. Accanto a lei ci sono altre quattro bambine, dai 7 ai 10 anni. Tre sono figlie di altri commercianti del quartiere. Giocano dietro la vetrina del negozio, trasformata in una spiaggia di mare. I passanti si fermano e guardano incuriositi i baby manichini viventi. Molti sorridono, entrano e comprano. Ma c'è anche chi passa e scuote la testa. L'iniziativa di Manuela Montemezzani, titolare della merceria Di.Vi.Ma in piazzale Crosione, è partita ieri e andrà avanti per tutta la settimana. «Un modo per rilanciare il commercio nella zona – spiega la titolare del negozio –. Abito al Vallone da sempre e mai come in questo momento i negozianti sentono il bisogno di rivitalizzare il quartiere, anche con iniziative come questa, che possono sembrare a prima vista esagerate». Ieri mattina si pubblicizzavano costumi da bagno. Questa mattina si cambia copione: le bambine saranno le piccole protagoniste di un pigiama party. Indosseranno calze e pigiamini del negozio. «Con i costumi da bagno è andata bene – dice Montemezzani –. Ma non ne faccio una questione economica: per rilanciare le vendite ci vuole ben altro. Ma tanti clienti si sono fermati e hanno apprezzato. E le bambine si sono molto divertite. Per loro è stato un gioco, nulla di più». I residenti condividono: «Queste iniziative servono a ridare un po' di vita a un quartiere che sta morendo». I sindacati del commercio, invece, sono su un'altra linea. «Un'iniziativa di pessimo gusto – la definisce Lorena Bini, della Filcams Cgil –. Se devi commercializzare un prodotto devi puntare sulla qualità e non utilizzare minori in costume da bagno. Per loro può anche essere un gioco, il punto, forse, è la cultura dei genitori». Per Gildo Comerci, della Fisascat Cisl, «va bene il rilancio del commercio, ma non l'utilizzo dei bambini. La mercificazione del corpo per ottenere lucro è inaccettabile e fuori dall'etica comune». Non condivide l'iniziativa neppure Domenico Ciccone, della Uil-Tucs: «Ritengo grave e inaccettabile l'utilizzo di bimbi per promozioni di questo tipo, finalizzate semplicemente ad aumentare le vendite. Una società matura dovrebbe evitare iniziative di questo tipo». «I bambini non sono stati né pagati né obbligati a farlo – risponde Manuela Montemezzani –. I sindacati farebbero bene a scandalizzarsi per altro e soprattutto dovrebbero cercare di essere più propositivi. A settembre, ad esempio, volevo mettere a disposizione il negozio per fare corsi di cucito. Questo, lo ripeto, è un quartiere che sta morendo. E anche i sindacati dovrebbero farsi venire qualche idea per salvarlo». Della stessa idea è Romeo Iurilli, presidente della Confesercenti: «Polemiche sciocche. Ogni volta che si parla di minori si pensa sempre che ci sia qualcuno che voglia strumentalizzarli. Stiamo semplicemente parlando dell'iniziativa di promozione di un negozio in un quartiere popolare dove la desertificazione è enorme. Accanirsi nei confronti di un negozio che cerca di fare una cosa simpatica e nello stesso tempo promuovere la propria attività mi sembra molto sbagliato. Senza contare che credo che i bambini coinvolti avranno avuto il consenso dei genitori per l'iniziativa. Quindi non vedo quale sia il problema. Anzi, iniziative di promozione del commercio dovrebbero essere incoraggiate e bene accolte, anche in altri quartieri della città». su Twitter @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA