Ilva, iniziato il sequestro tra paure e proteste
di Natalia Andreani wROMA In attesa che si pronunci il tribunale del Riesame - udienza prevista per venerdì 3 agosto - il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha dato avvio alle procedure per il sequestro dell'Ilva. O meglio per lo spegnimento dei sei reparti per le lavorazioni a caldo ritenuti fuori legge dalla magistratura: fuori legge perché da quei camini sarebbero uscite concentrazioni di diossine letali per l'uomo e per l'ambiente e comunque superiori ai limiti di legge negoziati per il polo siderurgico. Insomma notizie criminis davanti alle quali, la scorsa settimana, gli inquirenti tarantini hanno deciso di imporre lo stop agli impianti più a rischio. Il passo del gip, che ieri ha inviato all'Ilva i quattro custodi del sequestro giudiziario per un incontro con il presidente del polo siderurgico, Bruno Ferrante, ha riportato sul piede di guerra sindacati e operai. Preoccupazioni riflesse nella lettera che proprio ieri il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha inviato alle tute blu tarantine. Deve essere «possibile - nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e delle sue valutazioni ai fini dell'applicazione della legge - giungere a soluzioni che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell'attività in un settore di strategica importanza nazionale, fonte rilevantissima di occupazione in particolare per Taranto e la Puglia, e insieme procedere senza ulteriore indugio agli interventi spettanti all'impresa e alle iniziative del governo nazionale e degli enti locali che risultino indispensabili per un pieno adeguamento alle direttive europee e alle norme per la protezione dell'ambiente e la tutela della salute dei cittadini», ha scritto il presidente auspicando una risposta «rapida ed efficace». Sulla questione è intervenuto ieri anche il consiglio comunale di Taranto che al termine di una riunione ad hoc ha emesso una nota in cui si afferma che i 336 milioni di euro stanziati dal governo per la bonifica dell'area non basteranno che per iniziare. Ragione per la quale l'Ilva «deve contribuire con l'apporto di proprie e significative quote finanziarie», si legge Ma tra gli operai restano paura e incertezza. Ieri i sindacati hanno disdetto la conferenza stampa prevista per illustrare le iniziative del 2 agosto - vigilia del Riesame - convocando un consiglio di fabbrica e minacciando mobilitazioni immediate. L'azienda ha ribadito che intende «lottare e difendersi in tutte le sedi istituzionali». I custodi hanno invece ispezionato lo stabilimento. Con loro i carabinieri del Nas incaricati di apporre i cartelli di sequestro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA