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PAVIA Una nomina d'oro che serve alla giunta n Leggo che il futuro direttore generale di Apolf verrà retribuito, premi compresi, con 85mila euro lordi, "come un qualsiasi dirigente scolastico", secondo il nostro sempre sorridente sindaco. Eppure basta una veloce ricerca per scoprire che la retribuzione media dei presidi italiani è di quasi 25mila euro inferiore; e lasciando perdere il fatto che, non avendo il signore nessuna esperienza di gestione scolastica, verrebbe dallo Stato collocato in una fascia stipendiale alquanto più bassa di quella media. Eppure il Comune dichiarava pochi mesi fa che Apolf era al limite dell'insolvenza e un giorno sì e l'altro pure i nostri amministratori si lamentano della penuria di fondi! Indipendentemente dal fatto che il dott. Scotti possegga o meno le qualifiche necessarie per ricoprire il ruolo, è davvero necessaria una simile prodigalità? O noi pavesi stiamo solo pagando un sovrappiù necessario a tenere in piedi una traballante giunta comunale? Ottavio Rizzo VOGHERA Decisioni estrose nell'afa di luglio n In queste notti vogheresi di mezza estate, i politici locali, per colpa del caldo o delle zanzare sfoggiano la loro estrosità! A distanza di 2 mesi dal terremoto anche a palazzo si accorgono che occorre raccogliere fondi e la protezione civile, lo scorso Giovedi sotto le stelle, lancia lo slogan "adotta un comune". Pensavo che Voghera avesse gia adottato il comune di Santa Margherita Staffora, dato che con un accordo fra i ravioli la giunta ha deciso di regalare 30mila euro per far ripartire la seggiovia di Pian del Poggio. I casi sono due : o Voghera ha tanti soldi da regalare a terzi o altrimenti si agisce per favori elettorali senza alcuna programmazione. In attesa che si riesca a capire come la città aiuterà l'Emilia, sappiamo che a due agenti della Polizia Locale è stato negato il permesso di poter svolgere attività in un comune terremotato. Non parliamo della viabilità, perchè ormai piazza Duomo assomiglia sempre di più alla gloriosa "autopista Merli" dove ogni automobilista gira,parcheggia si muove senza regole e con l'effetto sorpresa di ritrovarsi un divieto d'accesso se qualche commerciante «amico» decide di posizionare un dehor. Tutte le città svuotano il centro dalle auto, il neo assessore invece vuole riaprire anche via San Lorenzo. A breve inizieranno i lavori di restyling dei portici di piazza Duomo. . . chissà,magari la giunta prevede dei parcheggi coperti per l'inverno. Luca Uttini PAVIA, PD Noi sosteniamo Prossima Italia n Si sente parlare spesso dell'indecisione e della scarsa chiarezza del Pd nell'esprimersi su diversi temi dell'attualità politica. L'esigenza di conciliare le diverse sensibilità costituisce un freno, piuttosto che una ricchezza. Il nostro segretario cittadino Antonio Ricci ha partecipato con Pippo Civati alla convention di Prossima Italia, in cui questi temi sono stati trattati e sviscerati, e una sintesi è fatta per consentire al Pd di fare un passo in avanti con la decisione di fare dei referendum tematici. Noi abbiamo il coraggio di sostenere le unioni (e i diritti) civili, contro la paura di scontentare chi sul tema ha una sensibilità diversa; abbiamo il coraggio di pretendere che vengano rispettati (senza alcuna deroga) i limiti al numero di mandati per i parlamentari, contro la paura di scontentare tutti i big costretti a fare un passo indietro; abbiamo il coraggio di sostenere le primarie per il candidato premier e per i parlamentari, contro la paura che il risultato non sia quello atteso (come successo a Genova, Milano, Napoli); abbiamo il coraggio di voler guidare e coordinare una coalizione che nasca su basi programmatiche senza tagli ideologici né veti incrociati, contro la paura di perdere i voti di chi vive sull'affermazione di questi veti. Questo coraggio a Pavia esiste: Antonio Ricci lo pratica ogni giorno e noi con lui e insieme con noi molti altri. Ilaria Cristiani, Angela Gregorini, Emanuela Marchiafava, Guido Giuliani, Stefano Ramat, Ottavio Rizzo, Paolo Villa PAVIA Carcere, fustigatori in guanti bianchi n Dante e il suo inferno sono diventati un mero eufemismo, e Benigni un cantore in disuso, entrambi non più corrispondenti alla disperazione di un luogo perduto alle coscienze. A quale dissacrante dottrina si è ridotto questo carcere se non all'indifferenza? Sovraffollamento che non è più riconducibile al solo problema endemico all'amministrazione penitenziaria: è il risultato di recidive alimentate da politiche ingannevoli, più galera per tutti, meno misure alternative che invece insegnano a lavorare, a scegliere la responsabilità . Carenza di personale professionale e dimezzamento dei fondi di investimento al settore giustizia non sono sufficienti a confermare il livello di disumanità che circonda un penitenziario, una cella, un cittadino detenuto, perché ancora tale è, come sancito dalla Costituzione, dalla condizione di persona momentaneamente privata della libertà, non certamente del diritto di sperare. Quando penso al carcere umiliato mi vengono in mente le pretese di giustizia di un certo Peter Moskos, ex funzionario di polizia, ora docente di diritto penale, salito prepotentemente alle cronache per un report di 154 pagine con cui ritiene di superare il fallimento del sistema penitenziario americano, debellando il più devastante sovraffollamento carcerario della storia dell'umanità attraverso la punizione della flagellazione. Forse qualche nerbata potrebbe passare come pena alternativa a un carcere, oppure il solo pensare a una punizione come questa scandalizza, perché ci ricorda la tortura, la schiavitù , l'inquisizione, le pene illegali. Il dott. Moskos pare più attrezzato a scioccare e banalizzare, che a risolvere una violenza carceraria che ha superato ogni livello di guardia nel suo paese. Disturba fare ricorso anche solo con le parole a una violenza che dovrebbe "sanare" altra violenza, "riparare" il male con altro male, ma come è possibile inorridire assai meno per una pena che rapina le dignità con inaudita perseveranza, tant'è che a metà anno abbiamo perso il conto dei tanti "evasi" con i piedi in avanti, tra detenuti e agenti. E' un degrado che polverizza ogni speranza di sentirci utili, parte di una società che professa il diritto alla riabilitazione, che rigetta il teatrino delle frustate, ma non intende guardare al di là del muro, dove l'ultima solitudine è concessa senza timbri sul passaporto. Vincenzo Andraous