Tesconi, che sorpresa Un super recupero e medaglia d'argento
Si era qualificato come ultimo tra i sette tiratori azzurri, ma Luca Tesconi, che è abituato a gestire i suoi alti e bassi, ha poi sorpreso tutti, salendo sul podio con la medaglia d'argento al petto nella finale della pistola ad aria compressa dei dieci metri. Toscano di Pietrasanta (Lucca), Tesconi ha guadagnato ieri pomeriggio la prima medaglia per l'Italia, arrivando a insidiare il sudcoreano Jongom Jin, favoritissimo e già argento ai Giochi di Pechino. Talento incostante si è detto, numero 27 del ranking mondiale, il carabiniere versiliese ha compiuto un autentico capolavoro in finale, risalendo dalla quinta posizione delle qualificazioni fino a sfiorare l'oro. Dopo i primi quattro colpi a corrente alternata, Tesconi ha centrato un filotto in crescendo che gli ha garantito di sopravanzare anche il fortissimo serbo Andrija Zlatic, medaglia di bronzo. «È il più bel giorno della mia vita – ha commentato emozionatissimo subito dopo la gara – si tratta del risultato più importante della mia carriera. All'inizio ero nervoso, ma poi ho ritrovato la concentrazione che sentivo in allenamento. Però solo dopo l'ultimo colpo, e soprattutto sul podio, ho realizzato che avevo vinto la medaglia d'argento». Uno sprint che lui spiega così: «Ho provato le giuste sensazioni – spiega – perché riuscivo a seguire quanto provato in allenamento quando ricreiamo le varie situazioni. In gara sono sempre stato una montagna russa – così si definisce – ma oggi la testa, che nel tiro è fondamentale, mi ha aiutato parecchio». Non è un caso d'altronde che la nazionale azzurra di questa disciplina, oltre ad avere tecnici molto preparati, si avvale anche della collaborazione di uno psicologo, Claudio Robazza. «Dedico questo risultato a tutti gli amici con cui ho lavorato per arrivare fin qui e che hanno sempre creduto in me. Il mio è uno sport individuale e serve tanta autostima. Nel mio caso mi ha fatto molto bene perché mi ha aiutato a crescere e maturare come persona». Una carriera strana quella di Tesco, come viene chiamato, figlio unico, nato tennista (ha giocato con la racchetta per ben dieci anni), e che quando ha deciso di smettere è stato portato dal padre Mauro, tiratore amatoriale, per la prima volta al poligono di tiro. «In questo momento vorrei chiamarlo – dice – ma per l'emozione non ricordo il suo numero». Poco male, perché mamma Marzia e papà Mauro erano a Londra, ma non a vedere la gara perché Luca non ha mai voluto che assistessero alle sue performance. Quindi sono rimasti a passeggiare fuori dal "Royal Artillery Barracks". «E pensare che il mio obiettivo era di entrare nei primi otto – aggiunge – e invece sto vivendo un sogno». Ma i suoi successi non finiranno qua, parola del suo allenatore Marco Masetti e del ct Valentina Turisini. (p.ca.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA