Le medaglie azzurre

di Paolo Carletti La prima grande emozione per gli sportivi italiani arriva dall'arco di Michele Frangilli. Un ultimo tiro, perfetto, che centra il 10 e fa esplodere di gioia tutta Italia: è la prima medaglia d'oro degli azzurri. E arriva dal tiro con l'arco con Frangilli, Marco Galiazzo e il vogherese Mauro Nespoli, argento a Pechino. Gli Stati Uniti, favoriti soprattutto dopo aver fatto fuori la Corea, si sono dovuti arrendere anche con una certa sorpresa, dopo che nella seconda parte di gara sembravano in grado di recuperare i quattro punti accumulati dagli azzurri. Taipei negli ottavi (216-206), la Cina nei quarti (220-216), il Messico in una dura semifinale (217-215), le avversarie che hanno dovuto lasciare il passo al trio azzurro. E infine il 219 a 218 con cui è stata piegata la corazzata statunitense. Ed è stata di Michele Frangilli la freccia della vita sul risultato di 218 a 209 per gli Usa. Frangilli per vincere deve fare solo un ultimo centro, un 10. Ma incombe il rischio di non centrare i primi due cerchi e perdere una gara condotta in testa quasi dall'inizio. Michele Frangilli però compie il suo capolavoro: tiro secco, 10 pieno. L'Italia vince il suo secondo oro nella storia del tiro con l'arco (il primo ad Atene con Marco Galiazzo). E pensare che l'inizio di queste Olimpiadi era stato tutt'altro che positivo per lo squadrone azzurro. Nelle eliminatorie a squadre, valide per comporre il ranking del tabellone, gli arcieri avevano chiuso solo sesti e proprio Frangilli era stato il meno positivo, nervoso e impreciso, come lui stesso aveva ammesso. Ma quando il gioco si è fatto duro, con messicani e statunitensi, non ha praticamente sbagliato un colpo, colmando anche qualche piccola imprecisione di Galiazzo, mentre il più giovane Mauro Nespoli, il migliore degli azzurri nelle qualificazioni, ha avuto una regolarità impressionante con i suoi nove che hanno martellato il bersaglio. La gioia alla fine è esplosa sugli spalti ma anche a casa Nespoli, a Voghera. I genitori non vogliono farsi fotografare («per scaramanzia perché Mauro ha ancora una gara»), ma qualcosa da dire ce l'hanno: «Si meritava l'oro dopo l'argento di Pechino e i tanti sacrifici». Emozionato anche Gianni Petrucci, presidente Coni: «La prima medaglia d'oro è sempre la più bella, si rompe il ghiaccio in una giornata per noi importante. Gli arcieri – ha concluso – se lo meritavano». Sul podio Michele Frangilli non ha trattenuto la commozione, sussurrando l'inno di Mameli nazionale a occhi chiusi e con le lacrime che gli solcavano il volto. Lui, il Robin Hood di Milano che eppure di medaglie ne aveva già conquistate. Era già stato – sempre nella prova a squadre – argento a Sydney nel 2000 e bronzo ad Atlanta nel 1996. E ieri a Ponte San Nicolò (Padova) è scoppiata la festa per l'oro del concittadino Marco Galiazzo. Sul Municipio della cittadina alle porte di Padova pochi minuti dopo la vittoria, era stato appeso un enorme striscione con scritto «Grande Marco» con a fianco il tricolore. Il merito del successo è anche della Ferrari, perché il team di Maranello ha collaborato a un progetto di ricerche per selezionare la qualità delle frecce. ©RIPRODUZIONE RISERVATA