Senza Titolo
All'amico Bruni Franco (Rubens). Marco quella mattina aveva il braccio steso sul banco, il laccio emostatico ben tirato e gli occhi chiusi per la paura, lo sguardo rivolto verso il muro per non vedere: «Lei non si è mai bucato di sicuro – gli disse il medico –. No, no, ma faccia presto a fare questo prelievo» rispose Marco. «Ecco fatto, tenga schiacciato per due minuti ed è tutto a posto». Così fece Marco e, intanto che premeva il cotone, gli venne in mente quella scena, in quel pomeriggio di tanti anni fa, un pomeriggio assolato di quella lontana estate, quando Rubens, il suo amico, tirò fuori la roba comprata in quella stradina di cantieri, di case in costruzione a Milano qualche ora prima. Vide il suo amico un po' nervoso ma sicuro del fatto suo, lo vide scaldare un cucchiaio, tirar fuori un laccio emostatico, una siringa e giù in vena. Intanto che teneva premuto il cotone, sentì ancora un brivido, come se la siringa arrivasse a lui. Marco ripensò a quel giorno, a quanto rimase impietrito e ammutolito, ma incapace di opporsi a tutto ciò: non sembrava vero che un ragazzo così in gamba, così allegro, scherzoso e spensierato fosse caduto in quella trappola. Fra loro due c'era stata subito una grande intesa, una grande amicizia, ma anche una forte rivalità nel "cuccare" a chi rimorchiava di più. Era facile vederli magari sul ponte del Po di Bressana, tutti e due sul loro "Lui" in piedi a braccia aperte cantando le canzoni di Battisti, o a fare i bulletti all'Ariston, al Cristallo, al Royal o al Wanted a Milano. Raccontavano di essere stati inseguiti da due enormi mucche col campanaccio in qualche pascolo su da Sondrio, su da Lanzada, dove c'erano tante discoteche e tante ragazze. Raccontavano anche che una Domenica sera, erano appena arrivati a casa, avevano giusto il tempo di mangiare un panino e ripartire subito in qualche altra avventura, ma, non vedendolo arrivare, Marco andò a suonare a casa dell'amico. Dall'altra parte della porta sentiva un gran frastuono, sentiva gridare e, aperta la porta, vide l'amico che correva intorno al tavolo, inseguito dalla nonna con la ciabatta in mano. Quando questa vide chi era arrivato, non esitò a lanciargli contro la ciabatta, dicendo: «Ecco perché sei arrivato tardi a mangiare, eri con lui!». Quello fu l'ultimo pomeriggio passato insieme. Rubens per tutta la settimana viveva a Milano con la madre che si stava separando, e nel week-end veniva giù dal papà, dalla nonna e dagli amici a Lungavilla, alla stazione. Mancando poi il papà, veniva sempre più raramente, ormai aveva la compagnia a Milano e tante belle ragazze. Marco dopo qualche anno si sposò, e una sera ricevette la notizia che Rubens era morto. PatrIzio Gandini