Senza Titolo

È mezzanotte. Il tradizionale concerto di musica classica è terminato. Gli ultimi spettatori stanno defluendo disciplinatamente verso le auto posteggiate ai bordi della strada. Gli orchestrali iniziano a caricare i loro strumenti sul pullman mentre il personale della Pro-Loco è intento ad impilare le centinaia di sedie che erano servite per lo spettacolo. Adesso anch'io, come sommelier, posso prendermi una pausa. Mi tolgo il grembiule e lo spencer ed inizio a raccolgiere i vuoti delle bottiglie di pinot che fanno bella mostra sul tavolo di servizio. Quest'anno l'affluenza di pubblico è stata notevole: basta vedere quante flute di spumante sono state riempite e che ora, irrimediabilmente vuote, giacciono sparse sui tavoli, sulle panche, attorno ai bidoni per la raccolta defferenziata o semplicemente appoggiate sui muretti che costeggiano la strada, illuminate dai lampioni e dai faretti installati per il concerto. Chissà che caldo farà a Pavia. Qui una brezza leggera ti accarezza e ti tonifica. Non ho voglia di tornare a casa subito. Tanto domani è domenica e non si lavora. E poi è così bello fermarsi a guardare il paesaggio, riconoscere i paesi grazie ai campanili illuminati... ecco Pizzofreddo, più in là Golferenzo... ed un pò più sotto si intravede la sagoma scura del torrione di Soriasco... ancora più lontano, in direzione della pianura noti le luci di Stradella, di Arena Po e Portalbera e più in fondo ancora, appena acennate, le luci di Pavia. E' venuto il momento di raccogliere i bicchieri sparsi tutt'attorno. Mi avvicino ad un cespuglio di rosmarino e ortensie, dove ho scorto una decina di flute. Sento un rumore, una specie di zampettio. Chi potrà essere: uno scoiattolo? una volpe? Ma c'è troppo buio... Provo a fare un po' di luce con il cellulare: ecco ancora un rumore, leggero, piccoli passi su foglie secche. Punto il flebile fascio di luce in direzione del cespuglio e cosa ti vedo? Un piccolo cagnolino, un cucciolo, che si accovaccia impaurito. Tra le zampine tiene un tappo di spumante. Allungo una mano per acccarezzarlo, lo sento tremare, sembra volersi fare più piccolo ancora. Continuo ad accarezzarlo e quando mi sembra più calmo lo prendo in braccio. Peserà un paio di chili. Tra le sue zampe tiene sempre stretto il tappo di spumante. Mi porto sotto un lampione per osservarlo meglio: pelo corto, color nocciola con una macchia bianca a forma si stella sul collo. Il musetto è dolce, occhi neri vivissimi, dentatura sana. Sembra a prima vista un cucciolo di chihuahua, magari non id razza pura. Ora ha smesso di tremare. Mi lecca il dorso della mano, senza tuttavia abbandonare il suo tappo. Avrà sete? Avrà fame? Lo porto vicino alla mia auto, ho una bottiglietta di acqua e gliela verso in un bicchiere di carta. L'annusa, intinge la lingua ma non beve. Evidentemente non è assetato. Chiedo agli amici di Montecalvo che sono ancora sul piazzale se lo riconoscono: nessuno l'ha mai visto, nessuno è in grado di ipotizzare la provenienza. Non posso lasciarlo solo. Lo porterò a casa e domattini andrò dal veterinario: oltre alla visita di rito cercherò di scoprirne l'età, se ha un microcip ed un potenziale padrone. Ma dal profondo del cuore mi auguro proprio di no. Mi sono già affezionato al cucciolo e vorrei tenerlo tutto per me. Provo a lasciarlo a terra. Chissà se correrà via in qualche direzione(magari verso casa...) o si fermerà smarrito tra i tavoli. Appena a terra il piccolo cagnolino mi fissa, drizza le orecchie a punta, poi passa tra le mie gambe e si ferma a un metro più avanti vicino ad un bicchiere di spumante abbandonato sotto una panchina e che contiene ancora un dito di vino: il cagnolino vi infilia deciso la lingua ed assapora il nettare di bacco con evidente soddisfazione. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere. Se il destino mi concederà di tenerlo ho già trovato il nome: lo chiamerò "Pinot". Carlo Aguzzi