Senza Titolo
OLIMPIADI Gara senza medaglia e con tanti ostacoli n Fa caldo al Cps di Pavia, l'aria condizionata non funziona e su sei persone , 5 sono urgenze.Ero accompagnatore quindi in posizione privilegiata. E' il giorno in cui iniziano le Olimpiadi. Il medico di turno saltella da una stanza all'altra mentre l'infermiera si divide come lo spirito Santo tra citofono, cordless e astanti che con gli sguardi supplicano attenzione. Il tutto avviene con grande dignita' e rispetto, da una parte e dall'altra. I pazienti in apnea con una fame incredibile di supporto e gli operatori che fanno di tutto per compensare l'evidente carenza e sproporzione fra domanda e risorse disponibili. In quelle ore non ho potuto far a meno di pensare che i modi gentili ed il sorriso di quell'infermiera non rientrassero nel codice etico e nemmeno le portassero un penny sul conto in banca. In quel posto le persone si sentono assolutamente vulnerabili e totalmente dipendenti. Lì non ci sono allenatori nè atleti e 007 non arriva dall'alto a salvarti. Lì non si gioca per i record ma si dispensa Speranza; il carburante primario della Vita. Sono uscito dopo 3 ore e mezza e ho pensato che - fuso orario a parte - a Pavia ed in tanti altri posti come quello le Olimpiadi erano già iniziate, si giocano ogni giorno. Nessuno dara' medaglie a quelle persone, non le cercano, non le vogliono. Forse una parte dei 150mila euro stanziati per ogni oro olimpico potrebbe essere dirottata verso quelle strutture per piccole, Grandi cose; un dispenser di acqua per i pazienti, il disinfettante per le mani nei bagni (che mancava), un cestino di caramelle colorate nella sale di attesa.Lo so, non cambierebbe nulla per quei pazienti ma quella Speranza risulterebbe un po' addolcita, idratata e meno intossicata dal mondo con cui devono misurarsi. Edoardo Sacchi VIGEVANO Le dimissioni del vescovo n Dopo le dimissioni del Vescovo di Vigevano per motivi di salute il Papa ha nominato il cardinale Tettamanzi amministratore apostolico in attesa del nuovo Vescovo. I media non hanno creduto alle dimissioni spontanee di mons. Di Mauro in quanto nella diocesi quasi nessuno si sarebbe accorto dei suoi problemi di salute che in pochi mesi lo hanno portato a fare ben 84 tra visite e controlli per una forma di diabete. Giornalisti di testate autorevoli hanno parlato invece di uno stile pastorale di Di Mauro anticonformista e originale. Ha aperto un profilo Facebook, ha aperto la Curia vescovile ai giovani per happy hours scandalizzando monsignori e preti bacchettoni e moralisti. Ha trasformato l'ex collegio Negrone in un oratorio. Infine ha invitato i giovani a recarsi nei monasteri e nei conventi per pregare ma anche per lavorare allettando la sua proposta con la promessa di uno stipendio. In una provincia sonnacchiosa, che vivacchia alla giornata, questo stile pastorale probabilmente non è piaciuto ed è stato criticato. I preti sono pochi, vecchi e stanchi. E la nuova pastorale giovanile del Vescovo non è stata apprezzata. Di Mauro non parlava dei giovani, come fanno alcuni suoi colleghi Vescovi, ma parlava ai giovani. E in questa società scristianizzata, secolarizzata e neopagana aveva fatto centro. Del resto per 10 anni Di Mauro era stato assistente dell'Azione cattolica ragazzi e sicuramente un po' di esperienza ce l'aveva. Per questi ragioni egli ha chiesto al suo clero un maggiore impegno, un "di più" nell'azione pastorale. Questo clero, comodo e adagiato, ha avuto reazioni non sempre in sintonia con il nuovo stile pastorale del vescovo Di Mauro che in 16 mesi ha rivoluzionato tutti gli assetti di curia scontentanto non poche persone nella Diocesi vigevanese. Qualcuno era rimasto sconcertasto della morte violenta dell'economo della Curia, don Elio Caspani, caduto dalle scale e, secondo il referto della polizia "accidentalmente", e sul presunto buco da un milione di euro nelle casse della Curia, ma Di Mauro è arrivato dopo. E le sue dimissioni repentine, non ci dicono se è stato prudente nel suo ministero episcopale. Prof. Alberto Giannino