Napolitano piange sulla bara di D'Ambrosio

ROMA «Il peso insopportabile dell'accusa di aver voluto interferire nelle indagini sulla mafia: per questa accusa Loris D'Ambrosio ha molto sofferto negli ultimi giorni». Il ministro della Giustizia Paola Severino è rivolta verso il capo dello Stato Giorgio Napolitano mentre pronuncia queste parole alle esequie del consigliere giuridico del Quirinale. «Dobbiamo fare una seria meditazione - aggiunge Severino - sulla Giustizia in Italia e sui danni che ad essa e ai cittadini arreca una cultura del sospetto». D'Ambrosio, chiamato in causa per via di alcune telefonate intercettate tra lui e l'ex ministro Nicola Mancino nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, è stato stroncato da un infarto tre giorni fa. Una morte improvvisa che ha molto colpito il presidente - che fin dall'inizio ha difeso con forza il suo collaboratore - e che ha riacceso il dibattito politico-giuridico sulle intercettazioni. Il Guardasigilli si commuove quando ricorda le ultime settimane di D'Ambrosio e rivela come, dopo le polemiche, il consigliere abbia presentato le sue dimissioni a Napolitano, che però le ha respinte. Al presidente, seduto in prima fila, accanto la moglie Clio, il ministro ricorda quanto la lettera con cui respingeva le dimissioni sia stata a D'Ambrosio «di conforto in quei difficilissimi momenti». Napolitano si commuove nel salutare la signora Antonella e i figli di D'Ambrosio, Silvia, Valerio e Giulio. Poi accompagna il feretro fino all'uscita tenendo una mano sulla bara. Al funerale, nel monastero romano di Santa Susanna, anche il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri e il sottosegretario Gianni De Gennaro, Pier Ferdinando Casini, Massimo D'Alema, Piero Fassino, Giuseppe Pisanu, rappresentanti della magistratura, dal procuratore generale della Corte di Cassazione, Ernesto Lupo, al presidente del Csm, Michele Vietti. In chiesa anche la sorella del giudice assassinato a Capaci, Maria Falcone che richiama al rispetto per «le persone che vengono occasionalmente investite da tali indagini». Mentre Lupo si sofferma su quelle «voci e insinuazioni» che non hanno tenuto conto «della storia personale di D'Ambrosio». Vietti esprime amarezza per «tutto quello che ha dovuto patire a causa della sovraesposizione mediatica per le telefonate intercettate con Mancino». Intanto, proprio il Csm «ha deciso di avviare una riflessione sulle prassi applicative delle intercettazioni», conferma Vietti. E il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli chiosa: sì a strumenti per tutelare la riservatezza delle persone estranee alle indagini, no invece a limitare un mezzo di indagine «irrinunciabile» e «indispensabile». A questo punto la partita sulle intercettazioni si riapre con il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che annuncia: «A settembre presenteremo una proposta in materia che tenga conto del disegno di legge già calendarizzato più volte». Ma Vietti risponde che «manca la volontà di passare dalle parole ai fatti». E Cicchitto ribatte: «Non certo da parte nostra». Mentre l'Idv è già sul piede di guerra: le proposte «del Pdl sono per limitare le intercettazioni al massimo». (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA