Furti, l'allarme degli artigiani

I furti agli artigiani preoccupano le associazioni di categoria. Perché difendersi è quasi impossibile, soprattutto in periodi di crisi come questo. «Qualche anno fa avevamo fatto delle convenzioni e degli accordi con altre società per l'installazione di impianti di sicurezza di allarmi nei cantieri e nelle officine – dice Ezio Tiraboschi, direttore di Confartigianato –. Ma in questo periodo tutti cercano di andare al risparmio. Così a parte un minimo di assicurazione contro il furto e l'incendio, le imprese artigiane preferiscono non mettere mano al portafogli, perché i soldi non ci sono. Si sceglie il rischio, rispetto alla possibilità di spendere del denaro». Questa è anche la ragione per cui i magazzini degli artigiani, rispetto al passato, sono quasi sempre vuoti. «Nessuna attività ha più un magazzino di materie prime – dice Tiraboschi –. L'ordine si fa al momento, in base ai lavori che si devono fare». di Maria Fiore wCASORATE Non solo la crisi. A colpire le imprese artigiane, ora, si aggiungono anche i furti, peraltro alimentati proprio dalla situazione economica negativa. Una spirale viziosa che preoccupa i piccoli imprenditori: ogni notte, in provincia di Pavia, si registrano intrusioni e ruberie in cantieri edili, officine meccaniche o piccoli stabilimenti artigianali. «A Casorate, ad esempio, la situazione sta diventando insostenibile», si sfoga Angelo Drammis, che la scorsa notte ha subìto un danno da 30 mila euro nella propria falegnameria in via Vittorio Emanuele. I ladri gli hanno portato via gli utensili con cui, ogni giorno, manda avanti la propria attività. «Non sono riusciti a portare via le grandi attrezzature, perché era difficile trasportarle – spiega l'artigiano –. In compenso hanno rubato tanti attrezzi, costosi, come taglierine e trapani a percussione. Non è solo il danno economico del momento, è anche il fatto di non sentirsi sicuri. I furti, poi, ci impediscono di mandare avanti il lavoro e in un momento di crisi come questo è ciò che di peggio ci possa capitare». Girando tra le officine e gli stabilimenti di Casorate, nella zona industriale, si possono raccogliere le voci, con tanto di indicazioni precise, di mercatini dove andrebbe a finire la refurtiva. Luoghi di rivendita e di ricettazione, situati soprattutto nel Milanese. E non sono rari i casi di piccoli imprenditori che, invece di fare denuncia, sono disposti a spendere qualche migliaio di euro per riacquistare la propria merce. «Il problema è che non è giusto, forse è anche colpa nostra se le cose vanno così – commenta l'artigiano –. In questo modo si continua ad alimentare un sistema». Ma la merce rubata alle imprese artigiane non sempre è destinata a essere rivenduta. Spesso sono furti commessi all'interno della stessa categoria. «Noi abbiamo segnalazioni soprattutto dai cantieri edili – spiega Ezio Tiraboschi, di Confartigianato –, dove di notte spariscono materiali e attrezzature. Non sempre sono utensili di valore, a volte sono semplicemente strumenti che servono per lavorare. Il che la dice lunga sulla natura di questi furti. Ormai nel settore dell'edilizia le assunzioni sono azzerate, i costruttori hanno ridotto il numero di dipendenti e fanno lavorare, al limite della legalità, manovalanza che spesso è priva delle attrezzature anche per fare i minimi lavori». Dai cantieri spariscono cazzuole, bolle, secchi, martelli, cacciaviti. «E questo vuol dire che la situazione è al limite – aggiunge Tiraboschi –. Impossibile fare una stima dei danni, di quanto cioè costi questo fenomeno agli artigiani, visto che nove furti su dieci non vengono nemmeno denunciati. Le assicurazioni? Quasi tutti gli artigiani hanno polizze per proteggersi, ma alla fine tra la franchigia e clausole assurde non si recupera praticamente niente. Il danno dei furti, quindi, resta sempre a carico dell'artigiano che li subisce». ©RIPRODUZIONE RISERVATA