Ex Chatillon, due indagati per i veleni nel terreno
Era stata una relazione delle guardie del Parco del Ticino, che avevano presentato un esposto in procura, a far partire le indagini. Le guardie avevano raccolto segnalazioni di agricoltori, di strani sversamenti nella roggia che scorre di fianco all'area (se ne era occupata anche la Provincia Pavese) e avevano fatto un sopralluogo. Tra gli arbusti, sul terreno dove un tempo si stoccava lo zolfo, era stata notata la presenza di macchie gialle, traccia di un'attività industriale terminata da tempo. Le guardie del parco del Ticino avevano rilevato anche colorazioni rossastre dell'acqua della roggia di fianco al capannone, che facevano pensare a sversamenti di possibili sostanze inquinanti. di Maria Fiore wPAVIA Un polo commerciale formato da palazzine e capannoni, dove troveranno spazio concessionarie, grossisti e uffici. Ma il progetto di recupero dell'area ex Chatillon - tra Pavia e Valle Salimbene, in località Motta San Damiano - che negli anni Settanta ospitava la fabbrica di zolfo, è destinato a restare ancora solo sulla carta. Bloccato da un'inchiesta giudiziaria che mette in dubbio la bonifica del terreno. Una perizia, disposta dalla procura, ha rilevato la presenza di veleni nel sottosuolo: zolfo, carbonio, idrocarburi che hanno intaccato anche la falda usata dagli agricoltori per irrigare i campi. Dopo il sequestro del terreno, l'indagine ha fatto un ulteriore passo avanti. Con l'accusa di inquinamento del suolo e del sottosuolo, deturpamento delle bellezze naturali e gestione di discarica rifiuti, risultano infatti indagati Maurizio Trentin, di 57 anni, legale rappresentante della Maltauro Spa di Vicenza, attuale proprietaria dell'area, e Giancarlo Sterza, 62 anni, di Miradolo, amministratore della Sogim, che anni fa aveva ceduto il terreno alla società vicentina. Una vendita, secondo l'accusa, che sarebbe stata fatta con una dichiarazione di avvenuta bonifica. Per la precisione, il certificato di collaudo, che attestava la messa in sicurezza dell'area, fu rilasciato dalla Provincia di Pavia nel 2003. Ma già l'anno successivo, nel 2004, erano emersi i problemi: gli esami di acque e terreni, infatti, avevano mostrato che il pericolo di inquinamento restava, nonostante alcuni interventi. Per questo motivo fu prescritto un monitoraggio della zona a rischio per almeno 5 anni: i risultati di quel monitoraggio avrebbero dovuto essere trasmessi all'Arpa. Che però, a quanto pare, non ha mai ricevuto nulla. Dal canto suo la Maltauro, secondo la procura, non avrebbe fatto nulla per limitare, quantomeno, l'inquinamento rimasto. Nel terreno sono state infatti installate delle pompe per il pescaggio delle acque di falda inquinate, ma i dispositivi non sono mai entrati in funzione. In tutta la zona, inoltre, c'è una presenza diffusa di zolfo, come testimoniano le macchie giallastre che ancora oggi ricoprono la superficie. Le stesse tracce che avevano fatto scattare le indagini. Due mesi fa, a maggio, dopo l'esito della perizia del magistrato, è scattato anche il sequestro del terreno da parte della Forestale. I carotaggi hanno portato alla luce una vera e propria bomba ecologica, con terre di scavo inquinate e rifiuti di ogni tipo interrati anni fa. Ora, sulla presenza di queste sostanze tossiche, dovranno essere verificate le responsabilità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA