COSÌ VIVIAMO UN SOGNO CHE S'AVVERA

di STEFANO TAMBURINI Ogni sera può esser quella dei miracoli e ogni attimo può essere quello da riporre nel cassetto delle emozioni o da ritrovare un giorno sui libri di storia. L'Olimpiade è anche questo, non solo il mondo che si raccoglie in una città o una sfida fra i popoli per una supremazia che per fortuna non è più quella delle guerre. Certo, anche qui si sono giocate sfide sporche, come quelle dei doping di Stato e altre se ne giocano ancora truccando il sangue di atleti alla ricerca di scorciatoie maleodoranti. Ma lo show è quasi tutto genuino e fatto di sogni che si avverano. Per pochi ma si avverano. L'Olimpiade non è solo uno show, è una condivisione di imprese che vanno oltre lo stantio nazionalismo, che esiste ma non impedisce di applaudire l'avversario più bravo o balzare in piedi per un record o un'impresa bella e impossibile. Ci saranno gli eroi attesi – come l'uomo-jet Usain Bolt e il collezionista di ori Michael Phelps – e quelli che sembrano usciti dalle favole. Pensate a Josefa Idem, 48 anni e una passione infinita per la canoa. La prima all'Olimpiade fu nel 1984 – otto volte fa – con la maglia tedesca. Poi per amore è diventata italiana come il marito-allenatore. L'ultima volta, a Pechino, è arrivata seconda per un centimetro e otto millimetri di distacco dopo 500 di pagaiate. Se salisse di nuovo sul podio potrebbe smettere di fermare il tempo, scendere dal sogno e abbracciare la leggenda. E pensate a Oscar Pistorius, l'uomo che sogna di correre una finale dei 400 metri contro quelli che non hanno bisogno come lui di indossare un paio di gambe per correre o camminare. E ci sono – soprattutto – quelli che quasi nessuno conosce e che alla fine ce la fanno: una passione per lo sport, allenamenti su allenamenti, le prime vittorie, poi altre ancora, l'Olimpiade che già sembrava chissà cosa e la medaglia al collo che vale gli sforzi di una vita. Le loro gioie fanno bene al cuore e regalano qualche ora di serenità e spensieratezza. Quelle ragazze e quei ragazzi che un po' piangono ridendo e un po' non sanno cosa dire ci fanno tenerezza anche perché ci sembrano come noi. E ci fan sembrare di essere lì con loro a cantare e ballare per una medaglia che non si compra, si conquista. Una sfida senza eguali ed è bello viverla con gli occhi di chi ce l'ha fatta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA