Morì dopo il pestaggio un indagato a Chignolo
Le indagini sulla morte di Stefano Zogno (nella foto) si sono avvalse soprattutto della collaborazione del paese. A Chignolo il 42enne era molto conosciuto e la sua morte aveva suscitato molta impressione. Ogni dettaglio, che potesse essere utile per l'inchiesta, è stato perciò riferito dai residenti ai carabinieri della stazione locale. Zogno, che faceva una vita semplice e negli ultimi tempi aveva avuto seri problemi con l'alcol, lavorava in una falegnameria a Villanterio, ma da ragazzo aveva giocato nelle giovanili del Pavia, del Genoa e del Milan. di Maria Fiore wCHIGNOLO PO Per il caso di Stefano Zogno, il falegname di 42 anni di Chignolo Po morto a maggio dopo un pestaggio, c'è un indagato. Un avviso di garanzia è stato notificato a Said Ouldhnin, un 35enne di origine marocchina che abita in paese, ma che da qualche settimana non sarebbe più reperibile. L'accusa, contenuta nella comunicazione che dà atto dell'avvio di una perizia, è di omicidio preterintenzionale, un'ipotesi di reato che prevede dai 10 ai 18 anni di carcere. Le indagini, di competenza della procura di Parma (l'uomo era stato ricoverato e poi morto nell'ospedale di questa città), sono ancora in corso. Ma da quanto è stato possibile sapere, il 35enne sarebbe stato identificato attraverso le testimonianze di alcuni residenti e di clienti che la sera del pestaggio, il 28 aprile scorso, erano all'interno del bar Invidia a Chignolo dove Zogno era entrato e si era, poi, accasciato per terra. Si era pensato a un malore, all'inizio. Un'ipotesi fornita anche dal titolare del bar, che aveva spiegato di avere visto l'uomo entrare nel locale, poi cadere per terra e quindi rialzarsi, mentre arrivavano i soccorsi. Non sembrava nulla di grave. Ma gli accertamenti successivi avevano riscontrato ferite compatibili con un pestaggio, avvenuto fuori dal locale e, secondo le voci raccolte in paese subito dopo i fatti, a opera di tre persone. Una ricostruzione che la vittima non ha potuto confermare né smentire. Subito dopo il ricovero, prima all'ospedale di Castel San Giovanni e poi in quello di Parma, più attrezzato, Zogno entrò in coma. E due settimane dopo morì. Un decesso provocato dal pestaggio? E' quello che la perizia, che sarà depositata solo in autunno, dovrà accertare. Una volta stabilita la relazione tra le ferite provocate durante la lite e la morte, dovrà essere verificato l'effettivo coinvolgimento del 35enne. Compresi i motivi del litigio, che avrebbero spinto l'indagato a colpire Zogno con calci e pugni e a provocargli una frattura alla testa. Motivi che non sono stati ancora definiti. La famiglia del 42enne, e anche il paese di Chignolo, dove Zogno era molto conosciuto, aspetta di sapere la verità. I due fratelli della vittima si sono già rivolti a un legale, l'avvocato Claudia Scalvi, per avere giustizia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA