Ilva, sequestro giudiziario per sei reparti
di Annalisa D'Aprile wROMA La decisione della magistratura incombeva sull'Ilva da giorni e ieri è arrivata: il gip ha ordinato il sequestro dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. L'Ilva va chiusa - come si legge nell'ordinanza - per «salvaguardare vite umane», vista la «grave situazione sanitaria e ambientale creatasi intorno all'area». Non solo, il giudice Patrizia Todisco ha disposto gli arresti domiciliari per gli otto indagati, coinvolti nell'inchiesta per disastro ambientale. Il blocco di uno dei principali poli produttivi italiani è arrivato nello stesso giorno in cui a Roma, governo, regione ed enti locali firmavano il protocollo d'intesa sul risanamento ambientale dell'area pugliese del valore di 336 milioni di euro. Allo stop imposto a sei impianti, gli operai dell'acciaieria hanno risposto con una immediata manifestazione di protesta. Circa 8mila lavoratori, preoccupati dalle possibili ripercussioni sull'occupazione, sono scesi in corteo riversandosi nelle strade della città e, insieme ai sindacati, Fiom, Fim e Uilm, dopo un incontro con il prefetto Claudio Sammartino, hanno bloccato il ponte girevole di Taranto e poi proclamato sciopero a oltranza. Mentre i ministri dell'ambiente, Corrado Clini, e dello Sviluppo Corrado Passera, hanno invocato un riesame urgente del sequestro che - secondo il governatore della Puglia Nichi Vendola - non comporta automaticamente e subito la chiusura. «Governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilità produttiva. È necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al sequestro» ha detto ieri il ministro Passera. Intanto, i sigilli della magistratura sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l'area agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. I provvedimenti di custodia cautelare invece, riguardano il patron Emilio Riva, presidente dell'Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, che gli è succeduto nella carica e si è dimesso un paio di settimane fa, l'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell'area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio, il responsabile dell'area agglomerato, Angelo Cavallo. Gli arresti domiciliari sono stati disposti anche per altri tre dirigenti del nuovo vertice aziendale. Tutti gli indagati coinvolti nell'inchiesta sull'inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico sono accusati, a vario titolo, di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Per il gip «l'imponente dispersione di sostanze nocive nell'ambiente ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute» ma ha creato un gravissimo danno, concretizzatosi in «eventi di malattia e di morte». Il magistrato punta anche il dito contro chi «gestiva e gestisce l'Ilva» perché «ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Bruno Ferrante, presidente Ilva, ha assicurato «impegno per tutelare il futuro dell'azienda l'occupazione». Ora, per i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, bisogna «salvare il lavoro». Per i Verdi e le associazioni ambientaliste l'Ilva è la «fabbrica dei veleni» e «bene ha fatto la magistratura a disporne il sequestro». Il governatore della Puglia Vendola ha annunciato che in caso di processo la Regione si costituirà parte civile. E ha aggiunto: «Noi vogliamo che l'acciaieria possa essere radicalmente ripulita, bonificata, ambientalizzata. Però vogliamo anche che quella fabbrica continui a vivere e dare lavoro a migliaia e migliaia di famiglie». Il ministro Clini intanto, ha chiesto con urgenza il riesame del sequestro dell'area. Il piano Clini per la bonifica dello stabilimento prevede risorse per «interventi di riqualificazione ambientale» per 336 milioni di euro (329 pubblici, 7,2 privati). Di questi 119 sono destinati alle bonifiche, 187 agli interventi portuali e 30 per il rilancio industriale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA+