Legge elettorale, non abbiamo più bisogno di «pasticci all'italiana»

Pare che i tempi siano maturi per riformare la legge elettorale. Tutti siamo consapevoli dei problemi che il Porcellum ha creato e che potrebbe ancora creare. Ma siamo sicuri che il Parlamento voglia davvero approvare una legge migliore? Della "porcata" pensata da Calderoli si contesta soprattutto il sistema di liste bloccate che, di fatto, impedisce al cittadino di scegliere il proprio rappresentante. Se guardassimo però alle altre democrazie occidentali scopriremmo che la lista bloccata non è una peculiarità italiana, anzi. Il Congreso de los Diputados, in Spagna, è infatti eletto tramite un sistema proporzionale con liste bloccate. Nelle elezioni del Bundestag tedesco, la "Landliste" su cui il cittadino esprime uno dei suoi due voti è, di nuovo, una lista bloccata. Anche nella bistrattata Grecia i cittadini possono di scegliere il partito ma non il candidato. Non capisco se per scarsa competenza o per scarsa onestà intellettuale ai nostri politici sia sfuggito quale è il vero "vulnus" del Porcellum. La Costituzione ci ricorda che il cittadino col proprio voto elegge i rappresentanti dell'organo legislativo, il Parlamento che, quindi vota la fiducia al governo. Il ventennio berlusconiano ha distorto questo che è caposaldo di qualsiasi democrazia sin da quando i pensatori illuministi teorizzarono il principio di separazione dei poteri. Nessuno dubitava che Di Pietro, nonostante i suoi studi giuridici, non si sarebbe adeguato alla lettura berlusconiana della Carta. Ma infastidisce che anche illustri esponenti democratici facciano propria un'interpretazione viziata e sbagliata del principale cardine della democrazia. Per l'onorevole Migliavacca «resta ferma l'opzione-coalizione». Secondo Repubblica del 4 luglio "Bersani non transige su un punto: gli elettori devono sapere prima quale coalizione (e con quale leadership)". Ritenendo ancora che il Partito Democratico sia il partito della Costituzione (Scalfaro ne è stato membro Onorario, Ciampi e Napolitano ancora lo sono), mi stupisco quando da eminenti figure di questo partito arrivano tali esternazioni. Mi si faccia il nome di un altro paese europeo in cui "gli elettori devono sapere prima quale coalizione". Non in Spagna, non in Germania, non in Francia e nemmeno nel Regno Unito. Ovunque, nelle democrazie più mature, i cittadini votano per un partito in cui si riconoscono. Dopo le elezioni, in Parlamento, sulla base dei risultati, nascono i governi: così nel 2005 Angela Merkel dovette rinunciare alla coalizione coi liberali per allearsi con i socialdemocratici. Cinque anni dopo, nel Regno Unito, di fronte ad un insolito "hung Parliament", il leader liberaldemocratico Clegg esitò sull'alleanza col premier laburista uscente e alla fine scelse di sostenere il conservatore Cameron: nessuno, a partire dalla stampa progressista che aveva appoggiato i LibDem, avrebbe immaginato che Clegg sarebbe andato a destra. Ma, di fronte al dato di fatto, nessuno si scandalizzo: this is democracy, stupid! Dunque perché solo a noi italiani serve sapere in anticipo quali sono le coalizioni elettorali? Il parlamento si preoccupi di trovare un sistema elettorale consono ad una vera democrazia, sia esso il proporzionale spagnolo o tedesco, il doppio turno francese, o il "first-past-the-post" britannico. Le reinterpretazioni all'italiana hanno portato a trovate assurde che non trovano riscontro in nessun studio comparato né in nessuna teoria sulla rappresentanza democratica.Il Partito Democratico ha il dovere di opporsi a queste distorsioni, il Pd deve essere il "Partito della Costituzione", di cui deve tutelare lo spirito e la lettera.Nel nostro parlamento ci vorrebbe almeno un "turista della democrazia", qualcuno con una vaga idea di come funzionano le cose all'estero, qualcuno con la determinazione di importarne il meglio in Italia. Andrea Enrici Voghera