CRISI»LA SVOLTA

di Andrea Di Stefano wMILANO Tutti aspettavano Super-Mario e il presidente della Bce non ha deluso le attese, spingendo anche Barroso a essere molto netto: «La Grecia è parte della famiglia europea e dell'eurozona, e così? resterà» ha affermato il presidente della Commissione Ue dopo l'incontro ad Atene con il premier greco Antonis Samaras dando l'altolà alla ridda di indiscrezioni sull'uscita della Grecia dall'Eurozona. Atene sta infatti preparando un nuovo pacchetto di tagli. Ieri le parole di Draghi davanti alla platea di investitori londinesi (una piazza scelta non a caso) hanno fermato la speculazione al ribasso e fatto invertire (non si sa per quanto) il trend negativo di spread, Borse ed euro. Milano e Madrid hanno vissuto una seduta euforica (rispettivamente +5,62% e +6,06%) seguite a ruota da Parigi +4,07%, Bruxelles +3% e Francoforte +2,75% con Dow Jones e Nasdaq in rialzo di oltre un punto a metà seduta. «Ho un messaggio chiaro da darvi: nell'ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza», ha affermato il presidente della Bce alla Global Investment Conference apertasi ieri a Londra per celebrare le Olimpiadi. Paesi come Italia e Spagna hanno fatto «progressi notevoli» su risanamento dei conti pubblici e riforme e «negli ultimi sei mesi l'area euro ha mostrato dei progressi straordinari», ha affermato Draghi, aggiungendo che «bisogna continuare in questa direzione». Il presidente Bce ha aggiunto: «Non è possibile immaginare la possibilità che un paese esca dall'Eurozona». Gli scudi antispeculazione «sono pronti a funzionare meglio che in passato» ha continuato il numero uno dell'Eurotower che ha anche ricordato la necessità di «uscire dalla frammentazione finanziaria» e che il mercato interbancario non sta funzionando al meglio. Draghi non ha risparmiato alcune stoccate ad alcune tra le principali economie: «L'area euro ha fatto meglio di Stati Uniti e Giappone sul terreno dell'inflazione - ha indicato Draghi - e vanta un livello di coesione sociale migliore rispetto a Stati Uniti e Giappone». Un'analisi in linea con quella del direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde, che ha detto ieri, davanti alla stessa platea di investitori subito dopo Draghi, che «il primo rischio nei confronti dell'economia mondiale è la doppietta deficit-debito» degli Usa, cioè il rosso del bilancio federale e l'alto indebitamento pubblico. «Negli Stati Uniti - ha proseguito Lagarde - non ci sono però 17 governi e 17 corti supreme, quindi dovrebbe essere più facile gestire questo problema». Ma le parole che indubbiamente hanno pesato maggiormente in chiave anti speculazione sono quelle che Draghi ha dedicato al nodo degli spread: l'intervento «rientra nel mandato della Bce, nella misura in cui il livello di questi premi di rischio impedisce la giusta trasmissione delle decisioni di politica monetaria» ha concluso Draghi. Durante il proprio intervento il numero uno dell'Eurotower ha utilizzato una curiosa metafora per indicare la necessità di cambiamento. L'euro, ha detto, è «un bombo che adesso deve evolversi in un'ape». «Anni fa - ha aggiunto - alcune persone dicevano che l'euro era un bombo (bumblebee) che riusciva a volare senza che si sapesse bene come». Il bombo, meglio noto come calabrone, è un grosso insetto con colori simili ad un'ape, ma con il corpo molto più tozzo e massiccio, tanto che specialmente nei paesi anglosassoni c'è un detto sul fatto che riesce a volare anche se sarebbe fisicamente impossibile. «Per molti anni l'euro, questo bombo ha volato bene senza che si sapesse come. Ma ora - ha proseguito Draghi - è venuto il momento di evolversi e diventare una vera ape». Le conseguenze delle parole di Super Mario sono state impressionanti: gli spread sono calati in poche ore da un massimo di 523 della prima mattinata ai 473 punti della chiusura lasciando sul terreno, in una sola seduta oltre l'8% come per i Bonos iberici che da un massimo di 618 hanno chiuso a 560 punti. Sul mercato dei cambi, le parole di Draghi e Barroso hanno sostenuto anche l'euro, tornato a un passo da quota 1,23 nei confronti del dollaro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA