Cene e fondi elettorali nelle carte dei magistrati

di Maria Fiore wPAVIA Cene, vacanze, gite in barca e sconti per acquistare ville milionarie. Ma anche un versamento di 546mila euro per finanziare la campagna elettorale di Roberto Formigoni. Soldi, ipotizzano i magistrati milanesi, che sarebbero stati presi dalle casse della Fondazione Maugeri e girati al presidente della Regione attraverso l'uomo d'affari Pierangelo Daccò, che avrebbe fatto da tramite. L'ipotesi di reato non è contestata nell'avviso di garanzia notificato ieri a Formigoni, ma da quanto risulta solo perché l'accusa di finanziamento illecito è assorbita da quella più pesante di corruzione, aggravata dalla trasnazionalità. Certo è che del presunto pagamento di soldi per la campagna elettorale parla anche l'ex direttore amministrativo della Maugeri Costantino Passerino, che è stato sentito per una decina di volte dai magistrati (interrogatori tutti secretati) e che pochi giorni fa ha ottenuto, anche per via della sua collaborazione, gli arresti domiciliari nella sua casa di Pavia. In base a quanto emerge da una informativa della polizia giudiziaria di Milano, trasmessa qualche settimana fa ai magistrati milanesi, Passerino racconta di essere stato contattato, a gennaio del 2010, proprio da Daccò, che gli avrebbe parlato della necessità di reperire fondi per le elezioni regionali. Il manager dice agli investigatori di non sapere a chi questi soldi fossero destinati, ma poi aggiunge che per lui era scontato che andassero a Formigoni. Le parole di Passerino, che avrebbe dato atto del versamento, sembrano trovare riscontro in alcuni accertamenti finanziari disposti dagli inquirenti. Sempre secondo l'accusa, un mese e mezzo dopo le consultazioni elettorali, Umberto Maugeri (ex presidente della Fondazione, ancora ai domiciliari nell'ambito della stessa inchiesta) avrebbe ricevuto da Formigoni un biglietto di ringraziamento, scritto in tono confidenziale, a cui sia Maugeri che Passerino avrebbero fatto riferimento durante i loro interrogatori. Una ricostruzione che i magistrati stanno ancora vagliando. Di sicuro, e al di là delle dichiarazioni, top secret, rese davanti ai magistrati in tre mesi di detenzione, Passerino aveva già fatto il nome di politici, e dello stesso Formigoni, quando fu sentito come persona informata sui fatti lo scorso novembre. Alcuni passaggi di quella deposizione riguardavano anche il parlamentare pavese del Pdl Giancarlo Abelli (non indagato), che l'ex manager della Maugeri definisce «l'uomo politico forse più influente per la sanità in Lombardia». Ed è lo stesso Abelli, in base a quanto emerge dai verbali, a dire a Passerino che Daccò «era una persona molto importante perché vicina a Formigoni» per intraprendere operazioni economiche e imprenditoriali. Passerino non sa spiegare quali vantaggi avrebbe avuto la Maugeri dagli affari con Daccò, ma le sue parole bastano a convincere gli inquirenti ad approfondire intrecci e relazioni politiche che fanno da sfondo alla presunta distrazione di quasi 70 milioni di euro dalle casse della Maugeri. Nell'indagine, che arriva ad abbracciare fatti che risalgono al 2001, finiscono anche alcune consulenze, fatte per la Maugeri proprio in quegli anni da Giovanni Alpeggiani, politico pavese di spicco del Pdl, e da Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie dell'ex assessore Abelli, entrambi non indagati. su Twitter @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA