Draghi prepara l'intervento della Bce

di Andrea Di Stefano wMILANO La nuova fase della crisi dell'Eurozona, sempre più sotto tiro delle ondate speculative, riporta in primo piano il ruolo della Bce e del suo Presidente. Mario Draghi ha incontrato lunedì il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, per quella che Bruxelles ha definito una "colazione di lavoro" programmata da tempo. Barroso e Draghi, assieme al presidente permanente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, lavorano da mesi all'elaborazione di progetti di rafforzamento dell'eurozona, a cominciare dall'Unione bancaria. L'obiettivo al quale Draghi starebbe lavorando è quello di un provvedimento straordinario che in deroga ai trattati e al rigido statuto della Bce permetta all'Eurotower di stoppare la deriva fuori controllo degli spread. Il Consiglio direttivo della Bce tornerà a riunirsi il 2 agosto per le decisioni sui parametri chiave della politica monetaria. A cominciare dai tassi di interesse che a inizio luglio sono stati tagliati portandoli ad un nuovo minimo storico dal lancio dell'euro: lo 0,75% mentre il quadro economico ha continuato a peggiorare. Il pressing nei confronti di Draghi è forte e arriva anche dagli Stati Uniti. Il Governatore non può mettere in atto strategie identiche a quelle della Fed o della Bank of England: non può decidere di stampare moneta per ritirare dal mercato secondario titoli dei paesi sotto attacco mettendo fine al parossismo della speculazione che utilizzando anche strumenti derivati, sta alzando la pressione con la prospettiva di fare nuovamente grandi profitti in vista di un riacquisto dei titoli. In proposito Draghi è stato molto chiaro: «Non abbiamo il mandato di risolvere i problemi finanziari dei Paesi», ha spiegato lasciando intendere che non ha alcuna intenzione di riattivare il Securities MarketProgramme (Smp), il piano di acquisti di titoli di Stato lanciato dalla Bce nel 2010 e poi usato per Italia e Spagna nel 2011 e sospeso da 19 settimane. Il Governatore intende continuare nel solco formale del mandato affidatogli in piena accordo con la Bundesbank e quindi garantire la stabilità dei prezzi: «Prevenire sia un'inflazione più elevata che un calo generalizzato e ampio dei prezzi. Se vedremo questi rischi generalizzati di deflazione - ha aggiunto Draghi - agiremo». L'ex governatore della Banca d'Italia ha detto che la Bce è «molto aperta, senza tabù» e che il compito della banca «è mantenere la stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni (sia verso l'alto che verso il basso), affrontare i problemi come si presentano e agire senza pregiudizio». Quindi, volendo interpretare il Governatore della Bce, in questo momento i rischi non sono inflazionistici ma bensì deflazionistici, cioè da crisi pesantemente recessiva. La prima mossa, già decisa, è stata quella di un taglio dei tassi. Ora potrebbe arrivare un "quantitative easing" all'Europea: una campagna di riacquisto di titoli pubblici di tutti i paesi dell'Eurozona per favorire l'immissione di liquidità. Per non prestare, però, il fianco a chi (soprattutto in Germania) potrebbe considerare la decisione del consiglio direttivo un operazione di finanza "creativa" Draghi vuole accompagnare il provvedimento con il varo immediato dell'Unione Bancaria e per questo accelera il lancio della rivoluzione sui controlli e i parametri di stabilità da annunciare insieme al piano di stabilizzazione dei prezzi dei titoli dell'Eurozona. ©RIPRODUZIONE RISERVATA