Ilva a rischio sequestro, sale la tensione a Taranto

TARANTO Il sequestro giudiziario degli impianti dell'Ilva non c'è ancora ma in fabbrica la paura e la tensione restano elevate. Gruppi di lavoratori da ieri pomeriggio presidiano l'esterno della direzione Ilva insieme ai rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm. Il presidio, spiegano i lavoratori, ha la finalità di tenere alta l'attenzione sulla questione dell'Ilva considerati i riflessi enormi, sociali e occupazionali, che lo stop agli impianti, su ordine della magistratura, provocherebbe e non solo a Taranto. L'Ilva, infatti, oltre ad avere 11.500 dipendenti diretti, approvvigiona di acciaio il 40% delle aziende manifatturiere italiane che hanno bisogno di prodotti siderurgici per le loro lavorazioni. Oltre al presidio di ieri, i sindacati hanno promosso un'assemblea per venerdì prossimo. A Palazzo di Giustizia c'è stato un vertice fra procuratore della Repubblica, questore e comandante provinciale dei Carabinieri. Si è fatto il punto della situazione anche in relazione ai provvedimenti che vengono annunciati come imminenti. Evitare tensioni di ordine pubblico è una delle preoccupazioni al centro dell'attenzione della magistratura e dei vertici delle forze dell'ordine, consapevoli della duplice rilevanza della questione: da un lato l'obbligatorietà dell'azione penale a fronte di reati (i vertici di Ilva sono accusati di disastro ambientale colposo e doloso), dall'altro la coscienza dell'impatto sociale della fabbrica sulla città e dei posti di lavoro che assicura.