Legge elettorale, Monti convoca "ABC"
di Gabriele Rizzardi wROMA Con un ritorno alla vecchia maggioranza Pdl-Lega, che fa irritare Bersani e Casini e crea ostacoli sul possibile accordo per la legge lettorale, l'aula del Senato approva un pacchetto di emendamenti sul semipresidenzialismo che prevede l'elezione diretta del capo dello Stato. Tutto avviene nel giro di mezz'ora, con una serie di votazioni lampo alle quali non partecipano i senatori del Pd e dell'Idv che abbandonano i lavori in segno di protesta. Quelli dell'Udc e dell'Api votano contro mentre il Fli si astiene. Ma non è finita. Ad astenersi è anche il senatore Beppe Pisanu, che ormai è con un piede fuori dal Pdl e guarda con sempre maggiore interesse all'Udc. Alla fine, il semipresidenzialismo tanto caro a Berlusconi (che oggi terrà una conferenza stampa insieme ad Alfano)e accettato da Bossi in cambio del via libera al Senato federale, passa con 120 sì, 23 no e 11 astenuti. La fretta di incassare un provvedimento buono per la campagna elettorale del Cavaliere porta i senatori del Pdl e della Lega a far passare l'articolo 12 del disegno di legge che parla ancora della «commissione paritetica per le questioni regionali». Un vero pasticcio. Cosa succederà adesso? Il leghista Calderoli, grande esperto di regolamenti parlamentari, assicura che il problema sarà risolto. Nell'attesa di capire come andrà a finire la partita, l'attenzione resta concentrata sulla riforma della legge elettorale. L'obiettivo è quello di archiviare al più presto il Porcellum per avere un nuovo sistema di voto che possa produrre maggioranze stabili e bloccare subito l'onda speculativa dei mercati. Mario Monti ne parlerà oggi con Bersani e Alfano e domani con Casini. Il presidente del consiglio vuole capire fino a che punto la sua "strana" maggioranza è disponibile ad andare ad elezioni anticipate per dare vita, dopo il voto, ad un governo che potrebbe essere delle «larghe intese». Una sorta di "Monti dopo Monti". Per raggiungere questo obiettivo, serve però una modifica del sistema elettorale. Angelino Alfano sbarra la strada all'ipotesi di un voto in autunno («Per noi la priorità è l'economia») e rilancia la necessità di approvare un nuovo testo. Certo, lo sgambetto sulle riforme non faciliterà il compito. Ma la trattativa è in corso. Sotto lo sguardo vigile del Quirinale e di Palazzo Chigi, pare che ieri Pd e Pdl abbiano compiuto passi in avanti su un accordo che prevede un premio di maggioranza consistente al primo partito e un meccanismo simile al "Provincellum", ovvero un sistema per 2/3 con collegi uninominali (come vuole il Pd. Uno schema buono per le "larghe intese" che avrebbe avuto l'ok di Berlusconi, che ieri ha giocato la sua partita da Arcore. Si farà la legge? Per Pier Luigi Bersani, la forzatura sul semipresidenzialismo è stato solo un «gesto irresponsabile e senza costrutto». Questo, però, non vuol dire che la legge sul voto non si farà. «Nonostante lo sgambetto di oggi, non rinunciamo al confronto. Noi siamo pronti anche domani mattina e già in agosto a passare in Parlamento per un primo ok» assicura il segretario del Pd, che subordina l'eventualità di un voto a ottobre all'archiviazione del Porcellum: «Con questa legge elettorale non ci può essere nessun voto anticipato. Facciamo la nuova legge e poi si vedrà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA