Cardiochirurgia, reparto sotto esame

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La Cardiochirurgia del San Matteo si prepara ad affrontare una svolta. La nascita di nuovi centri in Lombardia (più di 20) e il calo dei donatori di organi a livello nazionale, hanno impresso anche a Pavia una brusca frenata ai trapianti. Quelli di cuore si sono fermati a 23 nel 2010, 24 nel 2011, 10 in questi primi sette mesi dell'anno. Per i polmoni il crollo è stato ancora più drastico, da 25 a 5 in un paio di anni. La bufera soffia da tempo sulla divisione che fino allo scorso anno è stata diretta dal professor Mario Viganò e che ora sta registrando difficoltà anche a far quadrare il bilancio. Si parla di un crollo del 30 per cento di produttività. Ma non c'è solo il budget. Ci sono i numeri degli interventi più "comuni" su cui riflettere. Terreno da riconquistare. Sarebbe questa una delle motivazioni che avrebbero spinto il direttore generale a scegliere nella rosa di candidati per la successione di Viganò non un esperto di trapianti ma un cardiochirurgo con una grossa esperienza su bypass e valvole. I numeri sono quelli pubblicati dall'istituto superiore della Sanità che mettono a confronto, regione per regione, per cardiochirurgie italiane e le loro prestazioni. Per i bypass aorto-coronarici, un intervento che cede progressivamente il passo ad altre tecniche preventive tra cui l'angioplastica, il San Matteo nel 2010 ha eseguito 140 ricoveri e il rischio di mortalità è stato calcolato sull'1,98 per cento, quasi due pazienti ogni cento. L'istituto Humanitas di Rozzano, il competitor più vicino al policlinico, nello stesso anno ha accolto 260 pazienti, con un tasso di rischio dell'1,72%. Più alto il dato del policlinico San Donato (collegato alla Città di Pavia): 2.02% il rischio di mortalità ma anche molti più ricoveri, 369. L'ospedale Mazzini di Teramo, da cui proviene il dottor Alessandro Mazzola, neo primario della Cardiochirurgia pavese, ha fatto registrare uno dei tassi di rischio più bassi d'Italia: 0,23%, su 222 ricoveri. L'istituto superiore di Sanità esamina anche i dati relativi alle valvuloplastiche o alle sostituzioni di valvola nei diversi centri italiani. A questa voce il San Matteo indossa la maglia nera perché registra un dato inferiore alla media italiana. Con 130 ricoveri, viene calcolato un tasso di rischio del 7,81%. L'Humanitas di Rozzano ha ricoverato nel 2010 105 pazienti, con un tasso del 2,15%. L'ospedale San Donato del gruppo Rotelli ne ha accolti più del triplo, 363, con un rischio del 2,56%. Infine l'ospedale di Teramo 125 con un rischio del 3,47%. Numeri sulla carta. Non si tratta di pagelle ma di dati statistici elaborati sulla base di alcuni parametri tra cui il numero di ricoveri e gli esiti a 30 giorni dall'intervento. Vanno letti anche tenendo conto del tipo di pazienti curati nella struttura. Pazienti più anziani della media o sofferenti di patologie complesse hanno un rischio maggiore di mortalità rispetto alla media dei pazienti. Gli epidemiologi hanno studiato le schede di tutti gli interventi effettuati dal 2005 al 2010 e calcolato il rischio per le patologie che influenzano il risultato operatorio. Sul fronte dei trapianti l'allarme sul calo dei donatori era stato lanciato già da diversi anni dallo stesso Viganò, fondatore della scuola pavese e recordman italiano con più di mille interventi al suo attivo. Ma da qualche anno, complice anche la medicina sempre più avanzata che salva vite e una campagna di reclutamento dei donatori non sempre all'altezza, cuori e polmoni sono diventato un bene raro. In Italia, aveva sottolineato lo stesso Viganò durante la cerimonia per i 25 anni dal primo trapianto pavese /avvenuto nel novembre 1985 su Gianmarco Taricco), i donatori hanno subito in pochi anni un crollo del 50%.