«Il mio viaggio ad Atlantide»
di Donatella Zorzetto wPAVIA La città di Atlantide: una realtà o un'invenzione? Il mito diventa motivo di discussione nell'ultimo libro di Andrea Albini intitolato "Atlantide nel mare dei testi" (Italian University press, pagg. 450, 26 euro). Albini, tecnico dell'Università di Pavia, si occupa da oltre quindici anni di storia delle idee e delle pratiche nel campo delle scienze controverse, abbandonate e marginali. È consulente tecnico-scientifico del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (Cicap). Questo suo lavoro approfondisce un argomento su cui si sono scritte migliaia di pagine. Sostiene la tesi che Atlantide sia stata una brillante invenzione di Platone, descritta in modo talmente efficace da sopravvivere per oltre due millenni, diventando un vero e proprio mito; ben diverso, però, da quello che era nelle intenzioni originarie del filosofo che lo creò. Ne parla lui stesso. Albini, come mai ha scelto di scrivere su Atlantide? «E' un interesse nuovo, che però nasce dalla mia frequentazione degli amici del Cicap, i quali si occupano di cose misteriose. Ho affrontato l'argomento soprattutto da un punto di vista storico. Il problema era quello di analizzare il materiale e trovare una cifra che spiegasse come un mito che non ha nessuna base reale tranne che nelle parole di Platone potesse sopravvivere per millenni». Argomento che risveglia più di una curiosità... «Molte persone vogliono sapere se Atlantide sia esistita veramente e dove fosse collocata. Molti hanno una loro teoria». Lei quale teoria ha elaborato? «Ho guardato al fenomeno in generale. Da 2400 anni Platone ha inserito questo racconto suggestivo nei suoi "Dialoghi platonici", filosofici e politici, in cui descrive la sua città ideale». E come dovrebbe essere? «Non certo come Atlantide. Semmai per Platone la città ideale avrebbe dovuto somigliare ad una Atene preistorica. Ma, mentre la Atene citata da Platone non viene ricordata, questa Atlantide, che è barbarica, aggressiva e dissoluta, colpisce molto l'immaginazione di tutti. Su questo argomento nei secoli si sono scritte centinaia di libri, e se ne è trattato nell'arte e nel cinema, come nei videogiochi e nei fumetti». Si evince che l'esempio negativo è quello più seguito... «E' vero. Quella di Atene fu una società puritana, con aspetti socialisti. Non tutti si sono entusiasmati per un posto come quello». Platone come descrive il mondo di Atlantide? «Prima racconta come dovrebbe essere. In un dialogo interrotto la descrive in modo vivido proprio perchè crea questo mito che sostiene sia esistito in passato». Quindi lei ha smontato un mito... «Più che smontato, l'ho analizzato sotto vari aspetti. Quando è stata scoperta l'America, ad esempio, molti si sono chiesti se quei popoli potessero essere gli antenati di Atlantide». Cosa non si spiegava? «Dal punto di vista scientifico non ci si spiegava come mai in regioni diverse vivessero animali simili. Da qui l'idea che qualcosa in mezzo all'Oceano atlantico facesse da ponte, da collegamento tra Europa e altri continenti. In seguito si è scoperta la teoria della deriva dei continenti che prevedeva tutt'altro e che ha rivoluzionato concezioni consolidate». Il suo nuovo libro? «La mia prossima opera sarà una traduzione della "Pantagruelica pronosticazione" di Rabelais. Uscirà a settembre».