Per salvare l'Ilva accordo quadro sul risanamento

ROMA L'obiettivo è salvare l'Ilva di Taranto. Il più grande stabilimento siderurgico d'Europa è sotto la lente della procura tarantina per il rischio ambientale che rappresenta: si teme l'imminente decisione, da parte dei magistrati, di sequestro degli impianti, in particolare dell'area «a caldo», quella ritenuta più inquinante dello stabilimento, nella quale lavorano circa 5.000 persone. Una ipotesi che fa tremare i polsi: per le decisioni a livello giudiziario, che possono venir prese sulla base dei gravi risultati di due perizie disposte dal gip. «Entro la prossima settimana elaboreremo un accordo quadro o un protocollo d'intesa» per l'Ilva di Taranto «non possiamo perdere questo sito» ha commentato il ministro dell'ambiente Corrado Clini al termine del tavolo con enti locali e parti sociali. L'appuntamento è per il 26 luglio «e in quella data dovremmo aver chiuso il protocollo». L'accordo quadro identificherà gli obiettivi e i programmi e fisserà nella Regione «il soggetto attuatore». Tra le misure al centro del piano, finanziate anche con fondi strutturali, «interventi tecnologici sugli impianti» e «il risanamento di zone del territorio». Taranto deve diventare, ha confermato il presidente della Puglia Vendola, «un problema della nazione». L'inquinamento a Taranto «è una storia lunga 120 anni e una storia fatta in gran parte di inquinamento di Stato».