Lega Pro, la rivoluzione è rinviata

PAVIA La rivoluzione in Lega Pro è rinviata. Di un anno, forse, o forse di più: il Pavia, quindi giocherà la prossima stagione in un girone a 18 squadre esattamente come quest'anno. Il consiglio federale, ieri, ha stabilito che nel prossimo campionato ci saranno ancora Prima e Seconda divisione. Le squadre in Lega Pro, però, da 77 sono scese a 69: 32 in Prima divisione, 37 in seconda. E se la prima divisione dovrà essere divisa in due gironi da 18 squadre, esattamente come lo scorso campionato, questo significa che quattro squadre dovranno essere ripescate. Impossibile sapere, per il momento, quali saranno le squadre ripescate: le cifre in gioco per iscrisione e fidejussione sono tali che tra i club la discriminante economica potrebbe prevalere sulle valutazioni puramente sportive. Resta il fatto che, prima o poi, la riforma della Lega Pro che deve in qualche modo "resuscitare" la vecchia serie C con sole 60 squadre, prima o poi dovrà essere applicata. «Non esistevano le condizioni per accelerare una riforma in questo senso – taglia corto Armando Calisti, vice presidente del Pavia Calcio e consigliere federale che ieri ha partecipato al consiglio di Roma –. Ora c'è tempo fino al 30 luglio per valutare le norme che permetteranno di applicare, a suo tempo, la riforma». Il progetto della Lega Pro bocciato ieri dal consiglio federale era di dividere le 32 squadre di Prima divisione in due gironi da 16 senza retrocessioni: progetto che aveva allarmato la Figc che sostanzialmente temeva di andare incontro a decine di ricorsi che avrebbero potuto mandare il tilt il sistema. La bocciatura del progetto in consiglio federale, se non elimina il problema di dover portare a 60 le squadre di serie C per arrivare ad un unico campionato diviso in tre gironi da 20 squadre, lo sposta più avanti nel tempo permettendo di trovare soluzioni ai nodi più contestati. Il primo di questi è la necessità, prima o poi, di arrivare ad un campionato nel quale non ci saranno retrocessioni: in un contesto simile (e alla luce delle difficoltà economiche alle quali nessun club sfugge) potrebbe essere forte la tentazione di allestire squadre al risparmio per affrontare un campionato che, comunque, non farebbe selezione. «Prima o poi si dovrà arrivare ad un campionato senza retrocessioni – commenta Calisti –. Per questo è necessario iniziare a pensare, da subito, a meccanismi premiali, anche in denaro, che facciano una differenza sostanziale tra le squadre che giocheranno per vincere, e vinceranno, e tutte le altre». E con i meccanismi premiali ipotizzati per la prossima stagione si arriva al secondo nodo, quello economico. Quanto costerà essere ripescati in Prima divisione? «Ognuna delle quattro squadre che saranno ripescate – spiega Calisti – dovrà versare 600mila euro per iscrizione e fidejussione, più 200mila euro a fondo perduto».