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di Maria Rosa Tomasello wROMA Il 18 luglio sarà un giorno maledetto per sempre in Israele. Nel 1994 una bomba collocata nel centro ebraico di Buenos Aires, in Argentina, sterminò 85 persone, 300 i feriti. Ieri, nella commemorazione di quella mattanza, il terrorismo ha seminato nuova morte a Burgas, perla balneare sul Mar Nero 400 chilometri a est della capitale Sofia, sede di un centro ebraico Chabad e molto popolare in Israele: sette, forse otto persone sono morte secondo i media bulgari, sei secondo il ministero dell'Interno, e 32 sono rimaste ferite (tre delle quali in gravi condizioni) nella spaventosa esplosione che ha distrutto un pullman carico di turisti israeliani. Il gruppo, formato da 44 persone, in gran parte giovani, era arrivato da Tel Aviv con un volo atterrato alle 16.50 e si era appena imbarcato sul bus che avrebbe dovuto trasportare i viaggiatori al Sunny beach resort, quando alle 17.30. 40 minuti dopo l'arrivo, un ordigno ha scatenato l'orrore davanti all'aeroporto di Sarafovo. «Il bus è saltato in aria, il fumo si è diffuso. La gente correva in preda all'isteria e fuggiva verso il terminal» ha raccontato al sito Ynet di Yediot Ahronot, Shoshi Ayler, un turista israeliano. «La gente si è messa alla ricerca dei propri parenti dentro l'aeroporto, in lacrime». Due pullman parcheggiati accanto a quello esploso hanno preso fuoco, in un'apocalisse di fiamme, alcuni turisti che si trovavano a bordo dei mezzi sono rimasti feriti. L'aeroporto è stato chiuso, i voli dirottati su Varga. In Israele è stato giorno di dolore e rabbia, e il colpevole, secondo il premier Benyamin Nethanyahu, ha già una identità: «Tutti i segni conducono all'Iran – ha accusato – negli ultimi mesi abbiamo visto tentativi iraniani di colpire israeliani in Thailandia, India, Georgia, Kenya, Cipro. Il terrorismo iraniano omicida continua a colpire – ha proseguito, ricordando la strage di Buenos Aires che, secondo Israele fu organizzata dai servizi segreti iraniani con la complicità degli Hezbollah libanesi – È una offensiva su scala mondiale, e Israele risponderà con forza» ha avvertito. «Sapremo punire i responsabili» ha assicurato il ministro della Difesa Ehud Barack, invitando gli israeliani a «mantenere i nervi saldi e continuare a viaggiare all'estero». Un aereo con equipe mediche a bordo è partito immediatamente da Tel Aviv alla volta di Burgas per assistere i feriti e riportare in patria quanti saranno in grado di affrontare il volo. Con i sanitari si sono messi in volo esperti della polizia israeliana incaricati di raccogliere elementi che consentano di ricostruire la natura della esplosione e agenti dei servizi segreti, assieme a rabbini dell'organizzazione ortodossa Zaka che avranno il compito di ricomporre le salme secondo la tradizione ebraica. Alla notizia della strage, il premier bulgaro Boiko Borisov, il ministro dell'Interno Tsevetan Tsevetanov e l'ambasciatore israeliano in Bulgaria hanno lasciato Sofia diretti a Burgas. «È stata una bomba collocata dentro il bus a causare l'esplosione» ha confermato il ministro degli Esteri bulgaro Nikolai Mladenov. Gli investigatori stanno cercando di capire se l'ordigno si trovasse in una delle valige caricate sul veicolo o se fosse stato sistemato sull'autobus in precedenza. Non è esclusa, tuttavia, l'ipotesi di un kamikaze, nata dalle dichiarazioni di alcuni testimoni: Gal Malka ha raccontato di aver visto qualcuno salire a bordo appena prima della deflagrazione. «È stato un kamikaze – ha confermato alla radio dell'esercito israeliano Aviva Malka – ci siamo seduti, e pochi istanti dopo abbiamo sentito la grande esplosione. Siamo scappati, passando attraverso uno squarcio nell'autobus, abbiamo visto corpi, tanti feriti». Nel gennaio scorso, il ministero degli Esteri israeliano aveva messo in guardia da un possibile piano per attaccare cittadini israeliani in Bulgaria e aveva chiesto al governo di Sofia di incrementare le misure di sicurezza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA