Punture d'insetti Pazienti in cura nella clinica
PAVIA Api, vespe, calabroni: il veleno degli imenotteri contiene sostanze tossiche e irritanti che nel caso di soggetti allergici può portare a reazioni gravi come lo shock anafilattico. In fondazione Maugeri è in funzione un ambulatorio specifico che si occupa della gestione di pazienti allergici attraverso esami specialistici e immunoterapia. Sono 50 i pazienti in cura, 200mila le persone in Lombardia che hanno manifestato reazioni allergiche. A rischio chi svolge lavori all'aperto o trascorre molto tempo in mezzo al verde. Gli imenotteri nidificano in luoghi soleggiati e asciutti, nelle grondaie, negli anfratti dei muri e sotto i tetti delle case, nelle cave degli alberi e sui rami degli arbusti; sono attratti dalla frutta zuccherina e dagli oggetti sgargianti. Il problema non è rappresentato dal fastidioso gonfiore, l'arrossamento e il lieve dolore nella zona della puntura, provocando una reazione locale, ma dal rischio di una reazione generalizzata grave nei pazienti allergici, fino allo shock anafilattico che, in alcuni casi, può essere mortale. I più colpiti sono gli apicoltori insieme ad agricoltori, giardinieri, operatori ecologici e muratori. I fattori di rischio più rilevanti per le reazioni generalizzate gravi sono la sede della puntura (più pericolose le punture al volto e al collo), l'età (gli anziani sono più a rischio, soprattutto se ipertesi o con patologie cardiache e respiratorie), l'uso di farmaci, antipertensivi come beta-bloccanti o Ace inibitori, il tipo di insetto (l'ape è più pericolosa della vespa), e il consumo di alcool. L'ambulatorio per Allergia a veleno di imenotteri è attivo all'interno del servizio di Allergologia e Immunologia Clinica diretto da Gianna Moscato. I soggetti con una diagnosi accertata di allergia devono sempre portare con sé un preparato a base di adrenalina per auto somministrazione da impiegare prontamente in caso di comparsa di sintomi gravi. «Nelle persone con diagnosi confermata il "vaccino" (iniettato sotto cute in dosi gradualmentre crescenti) è l'unico trattamento in grado di garantire una protezione nel 95-98% dei pazienti, consentendo di condurre una vita normale» spiega Carlo Biale, direttore dell'ambulatorio. (m.g.p.)