Resta il muro contro muro sulle preferenze

Bersani tira dritto sulla riforma della legge elettorale. Sì ai collegi, no alle preferenze, ribadisce, e un premio di governabilità per garantire la stabilità dopo le elezioni. Una posizione che però il Pdl ritiene "inaccettabile". Il tutto alla vigilia di una settimana clou per la riforma con il comitato ristretto della commissione Affari costituzionali del Senato che tornerà martedì a riunirsi e nella quale i partiti dovranno mettere nero su bianco le proprie posizioni in materia. Allo stato, dunque, resta il muro contro muro ed è difficile ipotizzare che si arrivi ad una sintesi nei 10 giorni che il Senato si è preso per provare a elaborare un testo. Tutto questo, al netto di novità che potrebbero arrivare dalla segreteria che la Lega ha convocato per lunedì proprio sulle riforme. Ad ogni modo, Bersani tiene il punto e ribadisce la posizione del partito sottolineando che in caso alla fine rimanga il porcellum il partito farà le primarie per scegliere gli eletti. «Mediamo ma diciamo no alle preferenze», è la linea indicata anche dal capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. Una linea contro la quale si schiera, però, Enrico Letta. "Il porcellum va modificato senza se e senza ma, è incomprensibile perché le preferenze vadano bene per i Comuni o l'Europarlamento mentre diventano corruzione se applicate per il Parlamento" ha detto ieri all'assemblea nazionale. Linea condivisa dagli ex popolari, come Beppe Fioroni. Di Pietro ribadisce invece che il confronto sulla riforma va fatto in parlamento e i partiti di maggioranza non possono "farsi una legge a proprio uso e consumo".